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Sul rischio si ascoltano consulenti e conoscenti
Plus24 - Il Sole 24 Ore, 15 dicembre 2012



di Antonio Criscione


Articolo di Plus24 - Il Sole 24 Ore - 15 dicembre 2012

Gli italiani sono attenti al rischio nel caso degli investimenti. Almeno se la domanda è rivolta loro in termini diretti. Se invece si prendono un po’ di lato, emerge invece una situazione molto più preoccupante. Questo a quanto si può leggere dai dati del sondaggio condotto il 12 dicembre da IPR Marketing in esclusiva per Plus24. Il 50 per cento degli intervistati infatti sostiene di valutare sia profili di rischio che potenziale rendimento dell’investimento, il 31 dice di guardare di più alla "pericolosità" e solo il 16 ammette di guardare subito al sodo. Se si guardano i numeri invece, spiega Antonio Noto direttore di IPR Marketing: «C’è una scarsa conoscenza del fattore rischio ed un’elevata fiducia per chi propone l’investimento. Inoltre dal sondaggio emerge che non vengono lette tutte le informazioni: come se il cliente avesse poca fiducia nella possibilità di difendere i propri diritti, fosse solo per chiedere informazioni».
La risposta data al questionario sull’attenzione al rischio non convince neanche Simone Mariotti, promotore finanziario e autore di diverse pubblicazioni sull’argomento, secondo il quale: «Questa temo proprio sia una risposta data ex post. Il rendimento è sempre stato la richiesta numero uno e se anche un 30% (come emerge dal sondaggio) avesse considerato realmente il rischio gli italiani avrebbero vissuto molte meno disavventure finanziarie, a partire dal crack Argentina. Ma l’Argentina rendeva bene e di valutare il rischio non se ne parlava affatto!»
I dati del sondaggio rivelano molto dell’attitudine dei risparmiatori piuttosto che a una valutazione attenta dei documenti proposti piuttosto a una fiducia verso il passaparola, ai consigli di persone ritenute più o meno affidabili, ma molto meno per la documentazione ufficiale, per la certosina opera di recupero di informazioni e l’attenzione alla stampa specializzata. Il 60% si fida di quanto viene detto dai consulenti e il 30% di persone delle quali ci si fida (la domanda ammetteva risposte multiple) mentre solo il 32 fa riferimento ai prospetti forniti e il 10 alla stampa specializzata. La fascia che più di tutte si "affida" alla "parola" piuttosto che alla verifica magari incrociata di fonti scritte è quella dei giovani da 18 ai 34 anni, per tra i quali il 75 per cento si affida al consulente e solo il 7 consulta la stampa specializzata.
Alla terza domanda dall’alto nella tabella riportata in pagina, se si vede il dato più dettagliato (disponibile sul sito di Plus24) riferito alle fasce di età, si vede che il 98% dei giovani compresi tra i 18 e i 34 anni non ha mai fatto una valutazione del proprio profilo di rischio. La diffusa precarizzazione del lavoro in questa fascia forse giustifica il dato, ma resta preoccupante sul fronte dell’educazione finanziaria e sulle lacune soprattutto che i più giovani hanno in questa materia, data anche la risposta precedentemente commentata sui mezzi di informazione.
Questa situazione è confermata dal fatto che le valutazioni sui questionari che vengono proposti dagli intermediari sono molto negative. In genere gli intervistati dicono di prestarvi attenzione e di rispondere attentamente ad ogni domanda, ma l’insofferenza emerge dalle risposte a una successiva domanda (si veda ancora il sito di Plus24), dove per il 57 per cento degli intervistati i questionari sono poco chiari e richiedono informazioni inutili e solo il 3 per cento li ritiene validi ed esaustivi. «In realtà i questionari non sono da buttare del tutto – spiega Mariotti – perché un’inquadratura generale la danno, e dove non si è mai fatto nulla, o dove la precedente pigrizia vuoi del collocatore vuoi del risparmiatore non ha mai portato ad approfondire certi aspetti, un certo aiuto lo danno. Ma questo è solo un punto di partenza, anche perché la normativa permette mille scappatoie».









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Data creazione pagina: 2012-12-24 (591 Letture)

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