La Voce di Romagna, 22 aprile 2016
di Simone Mariotti
Gli ambientalisti e gli altri saliti sul carro del movimento No Triv hanno realizzato uno straordinario “capolavoro”. La battaglia che più che giustamente perseguono, quella cioè di un cammino il più rapido possibile verso le energie rinnovabili e la tutela dell’ambiente, li vede già da tempo vincitori, specialmente nel mondo della trivellazione offshore, perlomeno per quel che riguarda l’Italia. 20 anni fa, come ricordava il prof. Alberto Clò (ordinario di Economia Industriale a Bologna) in un’intervista su Radio Radicale, si superarono i 450.000 metri perforati, contro i 22.000 di oggi. E molti dei progetti futuri sono già stati cancellati. Le rinnovabili invece si sono triplicate mentre l’uso del petrolio di dimezzava. Battaglia vinta sul campo, insomma.
Eppure l’aver voluto a tutti i costi fare una battaglia ideologia su questo referendum di fatto poco significativo nel merito, e che poco o nulla avrebbe cambiato anche in caso di quorum, li ha condannati a un discreto flop, mettendo a repentaglio la credibilità di parte del mondo ambientalista. Proprio per questo non mi sono appassionato al dibattito, se non in qualche scaramuccia su Facebook, per l’assurdità di caricare di significati esoterici qualcosa che si limitava ad un mero rinnovo di concessioni per una parte molto minoritaria degli impianti. Una follia, insomma, cavalcata con toni apocalittici con mio stupore da tanti stimati amici e compagni di lotte ambientali un po’ ovunque, che hanno finito per regalare a Renzi una facile vittoria. Ovviamente io a votare ci sono andato, perché da sempre considero l’astensione una pratica legittima, ma da vigliacchi della democrazia. Ma sono tra quei pochi che hanno votato NO.
Se poi guardiamo chi ha proposto il Referendum e da che pulpito viene al predita anti inquinamento si resta sbigottiti: le Regioni. Si accorgono solo oggi della pericolosità delle piattaforme quando siamo a un ventesimo di quel che si perforava un tempo? Le Regioni, quelle che hanno devastato i loro territori portando a un drammatico e generalizzato dissesto idrogeologico, soprattutto al sud, e a una carneficina ambientale quando si parla si scarichi a mare non depurati e di fiumi ridotti a latrine a cielo aperto. Loro, responsabili da decenni di un inquinamento sottocosta continuo e devastante, altro che incidenti sulle piattaforme! Che oltretutto, per quel che riguarda l’Italia, estraggono soprattutto gas, il più pulito tra gli idrocarburi e innocuo in caso di incidenti: il gas evapora e non resta in mare.
Per non parlare dello scempio ambientale e sociale che al sud è stato fatto con alcune rinnovabili, come l’eolico. Fate un viaggio in Calabria e ve ne renderete conto, oltretutto sin da subito le pale sono state un business miliardario per la ’ndrangheta, e con una resa energetica ridicola. Per tacere della valanga di soldi pubblici finiti ad incentivare in modo scriteriato il solare di prima generazione, rapidamente obsoleto. Ma discutibile è anche la volontà di spostare altrove la produzione di idrocarburi, che al momento non sono sostituibili e che poi dovremo andare a comprare da chi li produce, spesso in condizioni di sicurezza, sia ambientale che del lavoro, peggiori. Però occhio non vede e cuore non duole, in puro stile nimby (not in my back yard): meglio comprare un po’ di gas in più da Putin che mantenere le piattaforme che da quarant’anni lavorano (indisturbate, vorrei aggiungere) lungo le coste romagnole.
Ogni processo epocale come quello del passaggio da una fonte energetica a un’altra richiede un lungo processo di transizione inevitabile. Illudersi che questo referendum potesse cambiare le cose, è non solo un errore, ma un’ingenuità. E finisce per peggiorare la situazione perché ci si accanisce contro il nemico sbagliato.
Molto brutta è stata anche l’esasperazione dei NO Triv contro chi aveva posizioni diverse: nemico giurato del mare, a libro paga dei petrolieri, ecc... I toni messianici non pagano, e mi ricordano le accuse che arrivavano da parte dei cattolici più integralisti conto chi, come me, voleva cancellare la legge 40 nel referendum di 10 anni fa: nazista, Rasputin, Frankenstein, pervertito, mengeliano, svergognato, assassino, cannibale. In quel referendum commettemmo un errore, lo riconobbi anche allora, perché non comprendemmo un paese, e i voti furono poco di meno di quelli di oggi. Ma la battaglia era più che giusta, e alla fine si è arrivati al quasi totale smantellamento di quella legge, forse con qualche anno di ritardo, avendo perso tempo a raccogliere firme e a regalare una vittoria, facile anche allora, a Ruini.
L’ambientalismo organizzato, che inestimabile ricchezza culturale e sociale ha dato, e certamente continuerà a dare a questo paese, credo debba riflettere con più pacatezza, prima di scagliarsi contro un altro demonio di cartapesta.