Pubblicato su La Voce di Romagna il 25 maggio 2013
Quella riportata di seguito è la versione integrale di un servizio uscito in forma ridotta per motivi di spazio con il titolo “Un comitato etico per le gemme”
di Simone Mariotti
Leggiamo le agenzie internazionali per avere le ultime news dal mondo, sempre affamati come siamo di notizie. A volte però accadono eventi importanti e di respiro decisamente globale dentro le mura di casa nostra, che quasi non ce ne accorgiamo. E certamente qualche agenzia estera, dagli Stati Uniti a Hong Kong, a Cape Town avrà riportato una notizia “riminese” degli ultimi giorni. Se poi stiamo parlando dell’affascinante mondo dei gioielli, sapere che da Rimini si sta tentando di scrivere una parte di quella che sarà storia del mercato delle pietre preziose… beh, c’è da esserne orgogliosi. Ma che sta succedendo?
Intanto, per chi non lo sapesse, è bene ricordare che a Rimini c’è uno dei più importanti distretti industriali italiani delle pietre preziose, e che l’associazione nazionale delle aziende del settore aderenti a Confindustria, Assogemme, ha sede proprio a Rimini, e riminese è l’attuale presidente, Paolo Cesari.
La notizia di interesse globale è che pochi giorni fa un gruppo di questi imprenditori del lusso si è riunito presso Assogemme per dare vita al “Comitato etico per le gemme di colore”. Che significa?
A livello globale la certificazione etica nel campo dell’oreficeria viene assegnata dal Responsible Jewellery Council (RJC), un ente no profit costituito nel 2005 per il controllo del mercato dei diamanti e dell’oro.
Il compito è arduo, importante e delicato, anche se non sempre efficace, vista l’instabilità politica per non dire le situazioni di guerra o guerriglia che caratterizzano taluni stati produttori, e non mancano anche critiche “strutturali” a RJC. La principale è che l’organismo è composto quasi unicamente da produttori di gioielli, mentre dovrebbero essere inserite anche altre componenti, come altre ONG che potrebbero aiutare a rafforzare il controllo in certe nelle zone estrattive. Tuttavia la storia di RJC è una storia giovane, ancora da sviluppare e il management team è di tutto rispetto ed è composto da otto donne e da un CEO che arriva dai vertici del WWF internazionale.
Le difficoltà non mancano, quindi, ma bisogna anche riconoscere che sono il portato di una storia di decenni, se non di secoli, in cui l’approccio etico è stato per lunghissimo tempo del tutto assente. E dall’ultimo Annual Progress Report di RJC si vede come il numero dei membri certificati sia cresciuto significativamente solo negli ultimi 4 anni passando dai 15 membri del 2005 ai 360 del 2012.
Ma quello di cui ci interessa parlare oggi è il fatto che all’interno di RJC mancava un tassello importante. Esiste infatti la divisione che si occupa di oro, quella per i diamanti e quella per gli altri metalli preziosi (argento e platinoidi). Non c’è invece un gruppo di ricerca dedicato a rubini, smeraldi, zaffiri e le altre pietre colorate.
Assogemme ha quindi lanciato un’iniziativa importante volta a colmare quella che è attualmente una lacuna a livello globale, attraverso la creazione di un comitato composto da esperti appartenenti a ogni segmento del settore che avranno il compito di certificare l’eticità di tutte le fasi del processo produttivo, dall’estrazione del minerale al gioiello, per quel che riguarda le pietre di colore.
E il comitato etico che ha preso vita a Rimini ha raccolto sin da subito l’adesione di nomi importanti a sostegno dell’iniziativa, da Pomellato a Gucci, sino a Bulgari che ne ha assunto la presidenza nella persona di Luisa La Via, responsabile della Corporate Social Responsability per il prestigioso marchio del lusso.
Il Comitato è stato presentato a livello internazionale al meeting annuale della RJC che quest’anno di teneva a Milano e si è chiuso due giorni fa. Il progetto prevede un periodo transitorio di due anni per il completamento degli studi e l’affinamento delle metodologie prima dell’integrazione piena nei protocolli della RJC, che ha già applaudito all’iniziativa.
“Non sarà un compito facile”, ricorda Paolo Cesari, “gli obiettivi che ci diamo sono ambizioni. Evitare che nella filiera produttiva si verifichi lo sfruttamento di minori e dei lavoratori in genere garantendo salari equi e luoghi di lavoro salubri è un compito molto impegnativo, reso complesso dall’immensa estensione della filiera e delle aree produttive. Ma per le adesioni che abbiamo avuto e la determinazione che il comitato avrà, sono convinto che stiamo contribuendo a scrivere un nuovo capitolo della storia di questo mercato, a livello globale”.
Abbiamo interpellato la neo presidente Luisa La Via (Bulgari) per alcune brevi considerazioni:
Da chi sarà composto operativamente il Comitato, come agirà?
“Il Comitato Etico al suo interno coinvolge tutti i principali attori della filiera orafa: al progetto partecipano importanti aziende a livello internazionale – come Bulgari, Gucci, Pomellato e Pasquale Bruni – e dealers, tagliatori di pietre preziose, esperti gemmologi, nonché addetti al commercio e all’estrazione delle materie prime (grezzi). Verrà istituito un tavolo di lavoro aperto per realizzare congiuntamente uno studio e renderlo efficace all’atto pratico”.
Quale sarà secondo lei la sfida più impegnativa da superare affinché l’operato del Comitato Etico risulti efficace e credibile a livello internazionale?
La sfida più impegnativa consiste nell’individuare un percorso corrispondente alla realtà di tutta la filiera delle pietre, tracciabile e trasparente, che possa incentivare i paesi ad assumere comportamenti virtuosi, anche dove al momento vi è poca chiarezza, senza però fungere da moralizzatori”.
Nel comitato etico entreranno figure terze non direttamente interessate alla produzione/lavorazione o commercio di gioielli?
“L’interesse del pubblico è ciò che ci preme salvaguardare e cercheremo di rendere noto il lavoro comunicandolo nel miglior modo possibile con l’intento di sostenere e diffondere una cultura etica. Inoltre è fondamentale che la procedura sia certificata da un’ organizzazione internazionale terza – R.J.C. (con la quale abbiamo già un accordo) o altro ente internazionale autorevole in materia, in grado di verificare l’attendibilità della stessa”.
Ma quella etica è una sfida impegnativa anche dal punto di vista commerciale, e costosa, come ci conferma anche Paolo Cesari (Assogemme)…
Quanto investiranno i promotori dell’iniziativa?
Si, realizzare prodotti etici costa, in primis in termini di tempo e disponibilità considerando che abbiamo stimato la conclusione del progetto in 2 anni di lavoro intenso, poi si avrà modo di valutare i risultati conseguiti e decidere dove e come orientare gli investimenti.
Commercialmente pagherà?
Si, la scelta perseguita è il risultato di un bisogno già diffuso e ampiamente manifestato dal consumatore, ma non è la sola ragione: occorre investire in una cultura etica.
E’ la crisi che spinge le aziende a rinnovare l’immagine per sostenere i prodotti del lusso?
Non è la crisi che spinge le aziende a rinnovare la propria immagine, ma è l’essenza stessa del prodotto di “lusso” che determina il rinnovamento, nella sua capacità di distinguersi.
Paolo Cesari e Luisa La Via al meeting annuale della RJC - Milano, maggio 2013
