Quella spada gettata alle ortiche

Pubblicato il 24 aprile 2013 su La Voce di Romagna

di Simone Mariotti

C’è un manifesto dei giovani del PD riminese affisso in occasione del prossimo 25 aprile che recita “Liberi di scegliere il nostro futuro”. Credo sia stato pensato prima dei drammi degli ultimi giorni, ma è comunque azzeccato e forse i giovani davvero oggi riusciranno a imprimere una svolta a un partito che si è suicidato. Ma è un percorso che arriva da lontano, e che ha finito per colpire tutti i reduci del dopo tangentopoli.
Ricordo la drammatica seduta del Senato del lontano 10 marzo 1993. Ero a casa, e grazie a Radio Radicale ascoltavo la diretta dall’aula. Fu una delle giornate parlamentari più burrascose di quel periodo. Il governo di Giuliano Amato stava esalando l’ultimo respiro. Ci fu un forte scontro tra il presidente del consiglio e Lucio Libertini, uno dei fondatori di Rifondazione Comunista, che non smetteva di interromperlo. Fino a che Amato stesso sbottò “Basta, Libertini, stai zitto, se non te lo dice nessuno te lo dico io”. Amato si ricompose e, placatisi gli animi, alla fine del discorso lanciò il suo proclama enfatico “Alla fine di questo mandato, avvenga tra un giorno, avvenga tra un mese, o più oltre, sarà comunque la fine della mia esperienza politica”.
Venti anni esatti sono passati. E la situazione economica e politica è quasi allo stesso livello di allora, con Amato, che non ci mise molto a rinnegare quella promessa, ancora in odore di governo.
La DC di allora era sull’orlo dello smembramento tra le sue correnti. Il PCI si era scisso due anni prima, il PSI avrebbe iniziato di lì a poco la sua diaspora infinita.
Le elezioni e le “presidenziali” hanno finalmente messo fine a questo periodo di mezzo, e gli ultimi frammenti di allora sono stati rimossi. La settimana scorsa ricordavo i commenti di chi vedeva nel risultato elettorale la fine ultima della DC. Non è esattamente corretto. Forse la verità è che se le elezioni hanno liquidato quel che restava della ex destra democristiana, l’elezione di Napolitano ha fatto scoppiare tutte le tensioni accumulate in vent’anni all’interno del centro-sinistra e questa volta sono stati affossati gli ex della sinistra democristiana e gli ex PCI. E dopo il misero spettacolo offerto, gli applausi di questi giorni, sono il segno di una miseria politica tale, che farà sorridere qualcuno in Europa.
Ci si dimentica infatti che già da tempo da Bruxelles ci stanno teleguidando, e questa situazione non facilita né rafforza la nostra posizione. Per esempio, come ricordava domenica sul Sole Marco Liera, “varie voci nell’Europa che dà la linea (da Angela Merkel a Olli Rehn e Jeroen Dijsselbloem) stanno fissando il principio che i salvataggi di banche e Stati non debbano essere gratis per i residenti dei Paesi interessati”.
Perché di crisi si deve sempre prima o poi finire a parlare, ed è quella che cambierà i nostri destini, influenzerà le “nostre” politiche e richiederà ancora un bel po’ di impopolarità. Meglio allora scaricarla su di un governo di larghe intese, in cui nessuno alla fine sarà il vero responsabile.
Ai grillini tutto ciò non piacerà. Se ne dovranno fare una ragione, perché avevano in mano la spada per condizionare pesantemente il lavoro del Governo e del Parlamento, ma l’hanno gettata alle ortiche con la loro ostinazione isolazionista. Gli è rimasto il fodero, bello e intarsiato, utile per abbellire una parete secondaria, ma poco efficace per conquistare altro spazio politico e cambiare il paese.







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