Schiaffi a Cipro: cura da cavallo che fa riflettere

Pubblicato il 27 marzo 2013 su La Voce di Romagna

di Simone Mariotti

Ieri l’agenzia di rating Fitch ha ufficializzato il default delle due principali banche cipriote. Non so se la strada che si seguirà per gestire crack e i successivi aiuti europei sarà quella tracciata (dato che ogni giorno c’è una variazione), ma pare che l’ultimo accordo tenga, con pesanti ripercussioni su una parte dei correntisti più facoltosi delle banche interessate. Alcuni commentatori e politici europei sostengono che questo modus farà scuola nell’atteggiamento futuro verso i governi stracolmi di debiti in eccesso, che faranno pagare ai privati, persino ai sacri correntisti, i costi dei salvataggi.
Ora, ci sono tanti dibattiti sul caso Cipro, e sulla soluzione di agire sui depositi, ma non mi interessa qui dibattere su qual è la soglia oltre il quale questo è lecito o sbagliato. Né farò un’analisi storica come quelle che vedono la crisi del debito attuale come un evento naturale dopo i crack a ripetizione degli anni ’80 in America Latina, seguiti un decennio dopo dallo shock finanziario asiatico (1997), fino, dopo altri dieci anni, alle crisi (prima bancaria poi di debiti sovrani) nei paesi sviluppati di oggi. O meglio, forse davanti a queste considerazioni storiche dovremmo fermarci a riflettere un po’ di più, e i segnali dell’ultimo anno e mezzo dovrebbero far sussultare. Non speculo neanche su quali siano state le motivazioni ultime della cura da cavallo imposta a Cipro (punire i russi? Gli evasori? Gli speculatori che cercavano tassi alti e denaro facile?) né se la Troika si sia mossa con saggezza o con una non inusuale, va detto, goffaggine.
Forse tutto questo can can sulla minuscola isola mediterraneo sarà uno schiaffo bello forte che, speriamo, servirà a rendere consapevoli perlomeno i risparmiatori europei, colpendo platealmente anche pilastri ritenuti inattaccabili come la sacralità dei depositi durante una crisi bancaria (la maldestra e disperata mossa di Amato del ’92 era altro: una tassa e non un escamotage per salvare banche in difficoltà).
Uno schiaffo dato a tutti, che forse arriva molto in ritardo, perché da sempre si sa che quando il debito sale e basta, il debitore alla fine non paga. E’ una sorte che toccherà prima o poi anche ai grandi, e quando avverrà per esempio al Giappone (perché accadrà anche a lui) si dirà, tra i commentatori, che è un fatto “inconcepibile”, “straordinario”, “senza precedenti”, ma in alcuni ambienti accademici di economia da tempo c’è chi ha iniziato a calcolare il periodo che manca all’inizio dell’incendio nipponico. Che potrà venire domato, ma che come tutti gli incendi brucerà qualcosa.
E tu, cittadino italiano, che hai un po’ di risparmi da parte e che ancora non hai imparato che gli shock ci sono e ci saranno ancora, perché fai finta di saperlo, ma poi agisci sempre con gli stessi criteri e postulati di sempre, cosa hai chiesto alla tua banca o al tuo consulente a proposito dei tuoi risparmi in questi giorni? Se ti sei limitato a chiedere se da noi si rischia qualcosa in stie cipriota sei su una pessima strada, perché si svela la tua voglia di un porto sicuro, che non c’è, la cui ricerca ti farà fare scelte pericolose, perché basate sulla considerazione finale del “tanto non succede!”.
Ma c’è anche chi dice che in Italia “è diverso” e che diversificare all’estero, come magari saresti tentato di fare, non serve ed è un atteggiamento da nemici della patria che peggiora il male nazionale. Un ragionamento che però ha un vizio di base: manca sempre di più la fiducia in chi gestisce la macchina statale.
E nel fare i patrioti della finanza il rischio è di venire applauditi mentre si scende in campo con indosso la maglia azzurra, per poi accorgersi al fischio finale che quelli che ti han dato la divisa sono scappati rubandoti la macchina, mentre allo stadio viene tolta la luce perché non è stata pagata la bolletta e tu ti trovi in braghe, sudato, senza doccia e a piedi.
No, un paese la fiducia se le deve conquistare, anche se è il tuo, altrimenti diventa un pasto gratis per amministratori inetti e corrotti. E la pecca degli schiaffi finanziari degli ultimi anni è spesso solo quella di arrivare in ritardo.







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