Pubblicato su La Voce di Romagna il 20 febbraio 2013
di Simone Mariotti
Un lettore del Sole 24 Ore chiede qualche giorno fa al giornale: “Ma possono davvero farlo?”. “Fare cosa?”, si chiederà il nostro lettore. Sveleremo presto il mistero, anche se la cosa interessante della domanda è l’avverbio “davvero”, frutto di stupore sincero per un qualcosa ritenuto pazzesco, impensabile, impossibile... sino a quando non si verifica davvero, appunto. Ne ho raccontati a decine di fattacci accaduti negli ultimi dieci anni. Ma non basta mai, neanche se ti sbattono una mazza da baseball sul naso. Se il mantra è che “la mazza non fa male”, dopo un paio di giorni il mantra riprenderà vita e la mazza, di nuovo, non farà male sino a che qualcun altro non se la prenderà in faccia. Poi continuerà. E il mantra di cui si parla oggi è: “le banche non falliscono, e non falliranno, perché non sono mai fallite”. Già, o quasi…
Lo stupefatto lettore del Sole si riferiva all’annuncio del ministro delle Finanze olandese Jeroen Dijsselbloem (occhio: è appena stato nominato presidente dell’Eurogruppo) sulla nazionalizzazione della Sns Bank: “Tutti coloro che detengono obbligazioni subordinate di Sns Bank subiranno un esproprio. (…) Ritengo che questi titoli dovranno essere rimborsati a zero euro, al pari delle azioni”.
Il lettore aggiungeva anche un particolare interessante. “Posso capire se ciò avvenisse in un Paese andato in default come nel recente passato ma proprio da un Paese tripla A non me lo sarei aspettato. Può succedere anche in Italia?”
“Ovviamente no” risponderanno in coro tutti i fedeli del mantra. Il Sole in realtà questa volta sull’Italia non si esprime, ma si limita a ricordare che sì, quello che è successo è possibile, e anzi ,il ministro olandese avrebbe voluto azzerare tutto il debito non solo quello subordinato, ma si è trattenuto per graziare gli obbligazionisti meno speculativi, quelli che non cercavano rendimenti più elevati.
Ai negazionisti a oltranza del fallimento bancario sarà anche utile ricordare che la SNS Bank non era una banchetta di provincia, bensì la quarta banca olandese (come MPS da noi!). E non era neanche messa malissimo dal punto di vista patrimoniale né da quello del rating. Ma non funzionava più a dovere e, vittima della crisi immobiliare, continuava a perdere soldi mentre i capitali erano in fuga. “Per salvaguardare la stabilità finanziaria”, ha detto allora il ministro, “non ho altra scelta che la nazionalizzazione, perché altrimenti SNS andrebbe in bancarotta”. Con buona pace degli obbligazionisti subordinati e degli azionisti che hanno visto il loro investimento azzerarsi nel giro di una notte.
Qualcuno prima o poi dovrà iniziare a capire che il ministro olandese ha fatto bene, magari aiutato dalla nuova legge bancaria del suo paese. E sino a che non si lasceranno fallire (o non si nazionalizzeranno) le banche che se lo meritano e a punire chi ha dato loro i soldi con troppa allegria in cambio di lauti interessi (che devono sempre essere l’altra faccia di un rischio reale e concreto), non si arriverà mai a una sana gestione del rischio, e banchieri arrembanti (con i soldi degli altri) continueranno a fare speculazioni azzardate o truffaldine (non è il caso di Sns) perché tanto le banche, si dirà, non saranno lasciate fallire.
Ora, dopo le banche di paesi disastrati come Islanda e Irlanda è la volta in Europa di un paese molto solido, e per un motivo o per un altro, il futuro temo ci svelerà altri casi simili.
Per i risparmiatori la difesa è semplicissima: basta non mettere tutte le uova in un paniere solo. Sembra un consiglio da poco, ma in troppi continuano a credere che il Paese dei Balocchi del “tanto non succede” esista davvero. E puntualmente, da sempre, a qualcuno ogni tanto spuntano le orecchie da asinello.