Il PD contro le vittime dei fallimenti immobiliari

Pubblicato il 1 agosto 2012 su La Voce di Romagna

di Simone Mariotti

Nel 2006 sono stati 978, 684 nel 2007, 866 nel 2008 mentre nel 2009 hanno superato quota mille arrivando a 1153. Poi sono esplosi negli ultimi due anni: 1364 nel 2010, 1464 nel 2011. Nel complesso negli ultimi 5 anni (2012 escluso) in Italia ci sono stati qualcosa come 6.507 fallimenti immobiliari.
E’ una piaga continua, incessante, inarrestabile che da decenni miete vittime su vittime nel settore che, sino a pochi anni, fa era considerato quello sicuro per eccellenza e che per la prima volta in decenni ha iniziato a essere percepito come qualcosa di diverso anche dal popolo italiano, da sempre innamoratissimo del mattone.
E se l’immobile come investimento oramai non fa più molta gola per le oggettive difficoltà di un settore che impiegherà anni a risollevarsi, e non credo neanche che si tornerà ai fasti del passato, è la ricerca della prima abitazione di proprietà che ha colpito le decine di migliaia di famiglie rimaste vittima di uno dei tantissimi crack immobiliari italiani. Sono morti economiche silenziose, meno appariscenti dei personaggi stile Madoff, dei crolli da spread, dei default in salsa greca, ma molto più devastanti per la vita delle famiglie coinvolte. E anche l’ammontare della ricchezza complessiva bruciata è enorme, molto superiore a quella evaporata nei maggiori scandali finanziari italiani recenti.
Eppure le vittime dei fallimenti immobiliari restano in semi clandestinità sui media e anche le doverose riforme da anni votate in Parlamento, come quella sulla fideiussione obbligatoria che deve rilasciare il costruttore, restano inapplicate. E a tal riguardo il Parlamento nei giorni scorsi si è reso responsabile di un ennesimo scandalo, che ha fatto giustamente infuriare Assocond-CoNaFI, l’associazione dei condomini che da sempre si occupa della tutela delle vittime dei fallimenti immobiliari. Riporto allora qui di seguito il duro comunicato diffuso sabato scorso dall’associazione:

«Se questa è, per la nostra nazione, la stagione del rigore, del ritorno al rispetto delle regole (e quindi alla legalità), dobbiamo registrare e denunciare una clamorosa eccezione a questo principio, della cui affermazione senza eccezioni tutti avevamo, invece, bisogno.
Nel 2004 il nostro Parlamento ha introdotto con unanimità di consensi bi-partisan un sistema di regole per garantire la tutela degli acquirenti di immobili da costruire, evitando loro la perdita dei risparmi di una vita, nel caso di fallimento del venditore costruttore (tutto ciò in linea con la legislazione degli altri paesi europei).
Questo sistema di regole è stato violato costantemente dai costruttori, che soltanto in misura estremamente limitata (meno del 30%) l'hanno rispettato, in ciò facilitati dalla inconsistenza del sistema sanzionatorio che la legge presentava.
A fronte del costante incremento dei fallimenti nel settore dell'edilizia negli ultimi cinque anni e, dopo aver rilevato che tutte le imprese fallite avevano violato la legge in questione in danno di migliaia di famiglie, alcuni parlamentari, appartenenti a forze politiche diverse e spesso contrapposte tra loro, hanno proposto l’emendamento 9.020 al AC 5312, "Conversione in legge del decreto legge 22 giugno 2012, n. 83, recante misure urgenti per la crescita del Paese", emendamento contenente modifiche al d.lgs. 122/05 atte a introdurre un efficace sistema sanzionatorio tale da garantire l'applicazione rigoroso della legge e quindi il ritorno alla legalità.
Su tale emendamento è stato registrato il parere favorevole del Governo, ma le Commissioni riunite VI e X della Camera dei Deputati, presso la quale si procedeva all'esame degli emendamenti è stata fatta segno dell'immancabile intervento della lobby dei costruttori (ANCE) che, con uno sconvolgente travisamento dei valori e delle loro priorità, ha rappresentato il “gravissimo” danno che i costruttori avrebbero subito, ove fossero stati costretti ad applicare la legge!
Se siamo stupefatti dal fatto che ANCE, nonostante le innumerevoli affermazioni di principio sulla necessità del rispetto delle regole, nel concreto dimostri un così palese disprezzo del principio di legalità e una scarsa attenzione verso quella minoranza di costruttori che danno rigorosa applicazione della legge di tutela degli acquirenti, siamo addirittura esterrefatti nel registrare che la Commissione, dopo il parere negativo all'emendamento espresso dall'on.le Alberto Fluvi (Partito Democratico) ha fatto cadere l'emendamento, che pure aveva riportato il parere favorevole del Governo.
L'on.le Alberto Fluvi e tutti gli onorevoli componenti delle predette Commissioni dovranno spiegare alle migliaia di cittadini che perderanno casa e danaro nel prevedibile incremento delle procedure fallimentari del settore dell'edilizia, per quale motivo sia stata persa l'occasione di rendere efficace ed operativa una legge dello Stato, che all'unanimità i parlamentari avevano approvato sette anni fa.
Non vorremo pensare che quella legge vada bene solo come effetto “annuncio”, mentre la sua effettiva applicazione turberebbe eccessivamente il “mercato”.
Ma dove è andato tutto quel gran parlare dell'etica d'impresa!
E perché è accettabile per un rappresentante del popolo che la illegalità sia posta a presidio degli interessi di una categoria?»

Già, perché un esponente del PD, a parole sempre strenuo difensore del popolo, ha messo i bastoni tra le ruote a un provvedimento che si proponeva di far rispettare la legge? E questo mentre aumentano anche nella nostra regione le difficoltà delle cooperative edili… Continueremo a parlarne la settimana prossima.







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