Dieci piccoli prigionieri dell’euro

Pubblicato il 13 giugno 2012 su La Voce di Romagna

di Simone Mariotti

Nella vecchia filastrocca popolare americana, resa poi celebre a livello mondiale soprattutto da Agatha Christie, dieci piccoli indiani spariscono uno dopo l’altro sino a che: “Solo, il piccolo indianino/ In un bosco se ne andò/ Ad un ramo s’impicco e/ nessuno ne restò”.
Quello con i personaggi del celebre romanzo, impersonati metaforicamente dai paesi europei chiusi nel castello dell’euro, la cui prima vittima pare le Grecia, desinata a iniziare una lugubre serie di decessi economici, è un paragone lanciato più volte in questi giorni di stallo europeo.
Ma un’altro schema ben conosciuto nella teoria economica potrebbe descrivere la situazione attuale e la partita a ping pong tra le varie cancellerie europee: il “dilemma del prigioniero”, un classico della teoria dei giochi in cui il ruolo dell’autorità incarcerante è giocata dalle regole attuali dell’eurozona nel loro complesso. Nella descrizione accademica, due malfattori appena acciuffati vengono messi in celle separate. Ma le prove contro di loro non sono molte. Ad ognuno viene allora data la possibilità di effettuare una scelta tra due opzioni: confessare o non confessare. Il dilemma è che le conseguenze della scelta di uno sono influenzate da quel che sceglie l’altro.
Se nessuno dei due confessa, entrambi se la caveranno con la piccola pena di 1 anno prigione. Se entrambi collaborano e confessano la pena sarà maggiore, ma non la massima: 5 anni a testa. Se invece uno solo confessa, costui sarà premiato con la libertà, mentre l’altro sarà punito con una pena di 7 anni.
La cosa interessante di questo “gioco non collaborativo” (i due prigionieri non si possono accordare) è che entrambi sanno che “non confessare” sarebbe la scelta ottimale per entrambi, e l’ottimo sociale. Tuttavia, ognuno dei due è portato a ragionare in modo diverso, spinto dall’egoismo personale, che cerca di sfruttare la scelta altrui. Infatti ogni prigioniero pensa: “Se lui confessa, a me che conviene fare? Certamente confessare, altrimenti resto in galera 7 anni. Ma se lui non confessa, a me confessare conviene ancora di più”. In questo schema, e con questo paniere di guadagni e perdite, entrambi cercano di guadagnare a spese dell’altro, finendo per auto infliggersi una pena ben maggiore di quella che sarebbe arrivata da una collaborazione o da una maggior fiducia reciproca.
Non è un gioco banale, quello del prigioniero. Risale agli anni ’50 e fu applicato a vari contesti, dalle scelte sulle politiche di difesa della guerra fredda tra USA URSS (la corsa agli armamenti) ai mercati oligopolistici, alle semplici decisioni individuali come pagare o no le tasse.
In questo caso, la scelta di “non confessare” è quella che in economia si definisce “equilibrio di Nash” (dal matematico John Nash che lo elaborò, premio Nobel per l’economia nel 1994). L’ipotesi sottostante dell’equilibrio di Nash è che ognuno agisce cercando di massimizzare il suo tornaconto, e pertanto, sapendo qual è la matrice guadagni-perdite relativa alle scelte, un giocatore non cambierebbe la sua scelta anche sapendo la mossa dell’avversario. Anche se questo non porta a un ottimo sociale.
Se i singoli stati europei in balia dei loro politici (e dei loro popoli che li eleggono), rischiano seriamente di fare la fine dei 10 piccoli indiani sino a che anche l’ultimo finirà per impiccarsi, a livello più aggregato i due prigionieri del nostro gioco possono essere considerati uno la Germania e gli stati che la appoggiano, l’altro la parte più debole dell’Europa, ma che commercia attivamente con l’altro, entrambi “prigionieri” della solidità dell’euro.
Un simile “dilemma” di due anni fa vedeva la Grecia in una cella e il resto d’Europa nell’altra. E come vuole la teoria, anche i quel caso, invece di cooperare, liberandosi dalle regole euro e mandando subito in default la Grecia, hanno “confessato” entrambi producendo costi ben più elevati per tutti, invece che subire un piccola penalità subito. Il gioco prosegue oggi con un secondo round, e questa volta sono più direttamente coinvolti i cittadini italiani e spagnoli. Se i due prigionieri continueranno a non cooperare, puntando a sfruttare la scelta dell’altro, ci troveremo a passare 7 anni di guai.
Ma c’è una novità rispetto a prima: la matrice guadagni-perdite sta cambiando e l’opzione “io confesso lui non confessa (cioè io tengo duro gli altri lì lascio al loro destino) inizia a presentare benefici inferiori rispetto al passato, tali per cui la cooperazione può diventare un nuovo equilibrio. Può, ma non è detto che accada (i “successi” della guerra fredda non sono di buon auspicio), e osservando la situazione europea, nei giorni scorsi il Nobel Paul Krugman ha assegnato una possibilità del 50% che l’euro si sfaldi entro il 2013.
E’ un’affermazione interessante perché non indica una certezza, ma una probabilità. Probabilità che quelli che stanno scappando all’estero con gran parte del loro patrimonio dimostrano di non considerare, perché il costo di certe scelte di fuga, in uno scenario che domani potrebbe pendere per il 50% buono, potrebbe essere rilevante, per esempio sotto forma di svalutazioni di asset che sono forti, oggi, solo per via dell’instabilità generale.
Tocca a voi mettervi nei panni di un giocatore e valutare che fare, decidendo se e come portare i vostri soldi verso lidi ritenuti sicuri. Ne riparleremo la settimana prossima.







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