Pubblicata il 17 agosto 2011 su La Voce di Romagna
di Simone Mariotti
“Capirai come sia stolta la leggerezza di quegli uomini che ogni giorno vogliono gettare nuove fondamenta alla vita e si creano nuove speranze, anche quando sono ormai alla fine.”
Seneca, Lettere a Lucilio
Un mese fa, le agenzie di rating non godevano di grande popolarità dalle nostre parti, e non che oggi ci si strappi le vesti per loro. Però era un classico la retorica che dipingeva le agenzie come cattive e superpotenti, ma soprattutto pilotate da qualche grande vecchio della finanza americana per destabilizzare l’Europa in un momento in cui l’America era debole, per ripristinare giusti equilibri. Cioè, lo scandalo era la generosità eccessiva nei confronti degli americani, molto indebitati, e il troppo rigore nei confronti degli europei. Che accade poi? Accade che per la prima volta in un secolo il debito degli Stati Uniti una decina di giorni fa viene declassato. Non solo, con un certo atteggiamento sprezzante verso il potere, la supercattiva Standard&Poors ammonisce che presto arriveranno altri moniti negativi. Brutte notizie per tutti, primo perché cade uno degli alibi anti agenzie (ma questo non è un gran male); secondo perché questa loro nuova chiara imparzialità nei giudizi, oltre a indebolire gli USA (cosa che crea difficoltà a livello globale), rende pure più credibili i giudizi precedenti sui cortili europei.
Il mondo a dire il vero già da tempo si era accorto che qualcosa stava cambiando circa la solidità dei debiti sovrani dei paesi più indebitati dell’Europa, e che forse, forse, e dico ancora forse per la prima volta nella storia farà capire qualcos’altro ai risparmiatori, un qualcosa che oramai non so da quanti anni vado ripetendo, e che cioè nulla, ma proprio nulla deve essere dato per scontato in finanza.
“Sì, certo”, tutti starano annuendo, “guai a dare per scontati i mercati finanziari, chi lo fa è un fesso, tanto più oggi, tanto più dopo il grande vento di paura che è tornato a soffiare sull’Europa; ovvio”. Ovvio? Allora, mentre siete seduti sotto l’ombrellone, in questa settimana di ferragosto, rispondete a queste domande:
- Lo stato italiano ripagherà al 100% il valore reale dei suoi debiti sempre e comunque? Cioè: è rischioso comprare BOT e BTP?
- Ritenete possibile che una banca Italiana fallisca, ho debba ristrutturare il duo debito?
- La pensione che pensate ve la daranno di sicuro?
Su tutte e tre le questioni in tanti a parole dimostrano oggi diffidenza, e ripeto, per la prima volta dal dopoguerra qualcuno inizia a pensare seriamente a queste eventualità. Il problema è la memoria cortissima che sempre la gran parte dei risparmiatori ha dimostrato di avere, o l’eccessiva impulsività.
Nessuno deve precipitarsi a vedere i propri titoli di stato o bancari, perché non si deve vendere in mezzo alle tempeste. E se la memoria durerà abbastanza, una cosa saggia sarebbe bene tutti iniziassero a farla, al di là delle rassicurazioni omologate che vengono diffuse continuamente dai media (sarebbe davvero interessante leggere ciò che veniva detto del debito italiano sei mesi fa e confrontarlo con i valori dei titoli di oggi). Ed è quella di riequilibrare (cioè avere un po’ di tutto, rinunciando a un po’ di rendimento) la composizione dei propri portafogli appena sarà passata questa ondata di panico.
Ma sapete che accadrà: la memoria si annebbierà, e alle 3 domande tornerà a essere data una scontata negazione. Fino alla prossima crisi, che prima o poi, è scritto nella storia degli ultimi 8 secoli, farà male sul serio a chi beatamente continuerà a negare l’evidenza, e a ingrassare stati spendaccioni e inefficienti.