Ma ormai è partita un’ondata che nessuno può fermare

Pubblicato il 13 luglio 2011 su La Voce di Romagna

di Simone Mariotti

A che serve oramai parlarne? Nel senso: serve per diffondere il messaggio? Forse non più, o non come prima. Sto parlando di fogne, di comunicazione, di Basta Merda in Mare che tante persone, coinvolte dai fatti delle ultime settimane, mi chiedono dove sia finita. E’ il complimento più bello che si possa fare a un fondatore di quell’associazione, perché rivela due cose importanti: la prima è che si riconosce a BMIM un ruolo di traino che è necessario continui (e resterà) nella battaglia per il risanamento fognario; la seconda è che oramai il motore della comunicazione è esploso in un modo nuovo, e anche senza l’opera primordiale di BMIM (che si sta invece adoperando sul fronte tecnico/legale), la macchina dell’informazione viaggia in modo autonomo.
E’ su questo punto che vorrei spendere qualche parola, perche è quello che più di tutto il resto dovrebbe preoccupare il neo sindaco e i suoi assessori, specialmente quelli con le deleghe ai lavori pubblici e all’ambiente.
I riminesi, e non solo, si sono messi finalmente a fare campagna mediatica attiva su questa cosa in un modo che mai prima d’ora mi era capitato di notare negli ultimi 15 anni.
Sì, il problema lo si conosceva, i giornali ne parlavano, i politici più influenti (non tutti) erano al corrente della situazione. Ma qualcosa è scattato, è cambiato. Quelli che prima conoscevano il problema (che sostanzialmente è lo stesso da anni), oggi ne parlano, inviano mail, scrivono ai giornali, con quella foga e coinvolgimento personale che prima vedevo solo in poche persone.
Gnassi deve essere molto preoccupato da una cosa, ed è la stessa cosa che è capitata con gli ultimi referendum: grazie alla tecnologia e ai social network, tantissimi italiani si sono trasformati in militanti, e con un paio di clic oggi si contattano migliaia di persone, in modo molto più immediato della posta elettronica. E la parola terribile per un amministratore è oggi una sola: condivisione.
Sabato scorso ho dato un’occhiata al sito del Fatto Quotidiano. Ho notato che 1250 persone avevano condiviso su Facebook un articolo sugli scarichi di Rimini, articolo (il terzo in un mese) in cui erano intervistati tra gli altri anche Arpa e il neo assessore all’ambiente di Rimini Sara Visintin. L’articolo è uscito (solo sul sito) il 3 luglio. Due giorni prima, il 7, avevo controllato e le condivisioni erano poco più di 900. Da ieri abbiano superato le 1300. I milioni di persone che anche in Italia hanno attivato un profilo FB sanno che vuol dire.
Se un normale sito mostra tante cose, ma in modo passivo, cioè aspetta che qualcuno ci vada e si metta a sfogliarne le pagine (che richiede voglia, tempo e determinazione), la condivisione su FB ti spara in faccia le notizie, che ti vengono segnalate da altri.
1300 condivisioni, calcolando una media di 100 amici a utente, sono 130.000 persone che vedono la notizia, anche se non è detto che la leggano. Ma siamo solo al primo livello, perché è fisiologico che qualcuno di questi 100mila abbia poi sua volta condiviso; se lo fa solo l’1% sono altri 1000 che informeranno altre 100.000 persone, ecc.
E’ la seconda volta che assistiamo a un esplosione informativa e continuata sulle fogne riminesi. La prima volta fu nell’autunno 2009, quando per due mesi si scatenò un dibattito i cui protagonisti di allora furono i politici e i tecnici, e lo fu come mai prima era accaduto, e nel giro di 4 mesi si arrivò al Consiglio Comunale straordinario chiesto da “Basta Merda in Mare”. Oggi, dal disastro dei primi di giugno (disastro che sarebbe potuto accadere anche 2 anni fa e che potrebbe accadere nuovamente domattina, questo per dire che la gravità del problema non è che sia cambiata oggi), è la rete e l’uomo della strada che ha cominciato a parlarne.
Se non si capisce la portata di questo problema di comunicazione mediatica, la giunta Gnassi rischia una fine tanto prematura quanto incolpevole. Se dieci anni fa Basta Merda in Mare portava in pieno agosto un secchio di liquami all’assessore all’ambiente Mantuano, in un mondo che aveva appena iniziato a conoscere la posta elettronica, e che ancora negava la gravità della situazione, e la storia nasceva e moriva con un paio di giorni sui giornali locali, oggi quei bidoni vengono mediaticamente recapitati a ogni occasione utile.
E’ una questione grave, e lo dico in modo preoccupato, perché tanti che protestano oggi e si chiedono che fa Basta Merda, si rendono conto sì della puzza, ma non dei tempi che comunque sono necessari per una soluzione. E che resta un problema enorme, sottaciuto, dei reflui del depuratore, sui quali si deve agire con la stessa urgenza. Tre cose sono allora fondamentali:

  1. Prendere coscienza del fatto che nulla può più essere nascosto, e che viene anzi subito diffuso.
  2. Capire che la priorità numero uno è questa, ma capirlo sul serio, tanto da prendere in considerazione un drastico taglio della spesa su tutto (ma proprio tutto) il resto, almeno per un paio d’anni, una specie di “economia di guerra delle fogne”, in attesa di integrazioni fiscali, e di fondi regionali o europei.
  3. Combattere con forza la panzana colossale (e il primo a smettere deve essere il sindaco) del miliardo di euro dato come necessario per i lavori, come se fosse un “o tutto e si parte, o niente e non si parte”, come si legge in questi giorni anche dalle deleterie dichiarazioni di alcuni ex sindaci di Rimini, che dovrebbero essere tutti legati e messi a mollo nell’Ausa a ogni pioggia.






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