Pubblicato il 13 aprile 2011 su La Voce di Romagna
di Simone Mariotti
Ce la farà Andrea Gnassi a completare il disegno strategico del PD locale, che sino a ora ha posto tutte le sue pedine là dove voleva? Non ci sono in realtà molti dubbi, ma qualcosa è cambiato negli ultimi 10 giorni. E a ben vedere Gnassi, comunque favorito, ha avuto due insperati assist in questa campagna elettorale: le candidature di Renzi e di Pazzaglia.
Andrea Gnassi non è un nuovo arrivato. La critica che molti gli fanno è che sia cresciuto nella bambagia del partito e che abbia lavorato ben poco nel mondo reale. Non è la critica che gli faccio io. Politici di professione ce ne sono stati tanti in ogni campo e in ogni schieramento, e di gran valore. Quello che conta quindi, più che la storia passata, è se si ha la possibilità e la capacità di fare un buon lavoro. Il candidato del PD, però, ha un limite che blocca molte sue buone intenzioni. Ad ascoltarne i discorsi, infatti, la voglia di dare una svolta rispetto a dei predecessori ingombranti e invadenti traspare. Ma come fare a liberarsi? Come dimostrare che il reale grado di autonomia decisionale non è irrisorio perché legato mani a piedi ai compromessi di ieri?
Sino a oggi il teatrino locale prevedeva una farsa di duello in cui a sinistra c’era poca da impegnarsi: la vittoria era servita su un piatto d’argento dall’opposizione. In un tal scenario quello di Gnassi sarebbe un destino assai grigio da mero esecutore di progetti altrui, e con scarse energie politiche per scaricare i suoi padrini “malvagi”. L’arrivo di Renzi e Pazzaglia, però, spariglia un po’ le carte.
Renzi rispetto a tutti i candidati del centro destra delle passate tornate ha una caratteristica eccezionale, rara, insperata e inattesa, quasi ritenuta estinta (e il tormentato e travagliato parto della sua candidatura lo certifica): cerca la vittoria, e a fare il sindaco ci terrebbe davvero. Ed è anche un politico navigato, che conosce le istituzioni e sa chi sono i suoi avversari. Sino a ora è stato un po’ troppo un questurino delle varie magagne cittadine e dovrà tirare fuori qualcosa di nuovo per scaldare i cuori oltre che suscitare le incazzature dei cittadini che seguivano le sue battaglie. Dovrà conquistarsi col “nuovo” quei voti che perderà dal suo stesso partito, una parte del quale, c’è da giurarci, non si farà in quattro per dargli una mano. Ma se vuole vincere, i cuori da scaldare sono quelli dei giovani, in cui è più forte Gnassi, un bacino ancora non schierato e all’appannaggio di molti, dai grillini a Fabio Pazzaglia, l’altro personaggio chiave di queste elezioni. Ma i giovani Renzi non li conquisterà creando un nuovo mostro della logica bieca del “Com’era dov’era” che tanti danni ha già fatto a Rimini. Il Kursaal è un sogno andato e perduto; guardiamo avanti.
Sul lato opposto, quelli di SEL hanno fortunatamente tenuto duro sul presentarsi autonomamente, e Fabio Pazzaglia piace a molti, è indipendente, è pulito, è in gamba.
Tallonato politicamente da entrambi i lati, a Gnassi per vincere con tranquillità non basterà più aspettare il giorno dopo le elezioni. Dovrà scalciare e sgomitare, e i colpi migliori dovrà assestarli in casa sua.
Ma la sfida più grande che i tre candidati principali dovranno affrontare è spigare all’elettorato che margini reali di manovra sono rimasti a Rimini, sempre più affollata e cementificata, sempre più ingessata e politicamente “inciuciata”, in cui anche a volerli rompere certi equilibri, che cosa resterebbe da fare di nuovo? In quali spazi? Cosa bloccare, demolire, revocare? Le dichiarazioni più o meno di tutti i candidati usano una terminologia e manifestano dei desideri come se ci trovassimo nella Rimini degli anni ’50, quella da ricostruire e ridisegnare. Purtroppo siamo nel 2011, già con vari mattoni di troppo e con una marea di piani particolareggiati appena approvati.
Modificare qualcosa vuol dire andare incontro a grane grosse, che ahimè né Gnassi né Renzi da vincitori avranno il coraggio di affrontare. Ma la campagna elettorale inizia ora, e per una volta sarà un mese piacevole in cui i due contendenti maggiori dovranno conquistarsi su campo la vittoria, pungolati da avversari in gamba e di esperienza (in primis Pazzaglia, ma anche Moretti, sebbene meno fresco e coinvolgente, ma molto capace).
Un’ultima soddisfazione arriva da due ragazzi scesi in campo su fronti opposti, ma uniti a monte da una battaglia comune, che riguarda anche la mia storia personale, quella per il risanamento fognario. E la loro partecipazione alle comunali testimonia ancora una volta la grande transpartiticità di quell’associazione unica che è diventata “Basta merda in mare”, sbocciata anni fa dall’anima dei radicali riminesi. Sono Gabriele Bernardi, vicepresidente dell’associazione, nella lista del PDL a supporto di Renzi, e Fabio Re, tesoriere della stessa, in lizza con i Verdi a trainare Gnassi.
Buona campagna elettorale a tutti, insomma, specialmente ai riminesi, che da almeno vent’anni non ne vedono una vera, sempre che la vogliano e la cerchino, e non sempre è stato così, con loro grande colpa.