Perplesso sui motivi, ma la piazza era bella

Pubblicato il 16 febbraio 2011 su La Voce di Romagna

di Simone Mariotti

Faccio un po’ di autocritica perché la manifestazione di domenica non mi convinceva, e per tanti aspetti ancora è così; ma parlando con un mio amico, mobilitato con la Fabbrica di Niki, in effetti ho concordato con lui che qualcosa di molto buono c’era: la gente si è mossa senza il solito contorno di partiti, chiesa o sindacati.
Le motivazioni per la scesa in piazza restano, a mio avviso, deboli, e vien da sorridere a sentire e leggere oggi, dopo almeno due decenni (per stare corti) di dignità della donna violata in ogni dove, certi discorsi e certe rivendicazioni da parte di un popolo, anche al femminile, che sulla mercificazione del corpo della donna ci ha campato e si è divertito assai. Basti vedere il numero di night club sbucati in riviera per sollazzare i congressisti (e non solo), il numero di agenzie di hostess, chiamate per sponsorizzare in minigonna e tacco 12 la mortadella di turno e tante altre piccole cose che sono nell’humus in cui si gongola l’animo guardone e culturalmente sguattero che caratterizza un po’ tutti a destra e a sinistra, uomini e donne: il bello piace e vale sempre più del bravo; lo stronzetto, se ricco affascina; il superficiale è stimato più del serio, che è palloso; il mediocre si premia, perché non disturba e obbedisce; e chi fa politica con i banchetti in strada è uno strano, ecc.
Non son cose diverse da un gruppetto di ragazzine che, né costrette né sfruttate da nessuno, si concedono per soldi. Vari anni fa Repubblica fece un servizio su Bologna (e mi pare anche su Rimini) su studentesse che offrivano prestazioni sessuali in cambio dell’uso di una stanza in appartamenti occupati da uomini single; la tariffa credo fosse “due volte a settimana, ma con sentimento”.
Quindi più che “Se non ora quando?” sarebbe forse stato più corretto un semplice “Era ora!”
La deputata, ed ex segretario di Radicali italiani, Rita Bernardini, ha detto sabato:
Ci sono ancora tante battaglie da fare, ma non il sexgate. In piazza io scenderei per il miglioramento della legge sulliaborto, per il divorzio breve, per la fecondazione medicalmente assistita, per la riforma del diritto di famiglia che comprenda anche le coppie di fatto. E invece queste cose spariscono davanti alla morale.
Ricordo quando con Emma Bonino facemmo una battaglia per l’equiparazione dell’età pensionabile delle donne in modo da destinare al welfare femminile quello che si risparmiava. Molte la interpretarono come un’offesa, ma noi volevamo solo rendere le leggi italiane uguali a quelle europee. Il nostro slogan era “Proteggimi di meno, includimi di più”. Emma per questo fu sbeffeggiata.
Però, dal punto di vista del valore della partecipazione il mio amico ha ragione. Vedere la piazza e quella gente, almeno in parte arrivata in modo indipendente, mi ha fatto piacere. E dopotutto quando la Lid, “Lega italiana per il divorzio” (alla cui testa c’era Pannella), nel 1965 iniziò a mobilitare il paese con una forza di massa che in cinque anni portò alla legge, per la prima volta dal dopoguerra milioni di persone si mobilitarono e si organizzarono al di fuori appunto dei soliti partiti e della chiesa verso un obiettivo comune. Quella mobilitazione civile trainata dai radicali, che in Parlamento non si sarebbero seduti prima del 1976 (in quattro, due uomini e due donne), proseguì e in pochi anni la struttura della società italiana cambiò a partire appunto dal divorzio e dalla poco successiva riforma del diritto di famiglia, richiamata dalla Bernardini, che parificò i rapporti civili tra uomo e donna.
Oggi, perché qualcosa in questo paese cambi davvero, non è il rito abbreviato per Berlusconi a essere urgente, seppur necessario.
Oggi bisogna vedere se quelle donne e quegli uomini che hanno riempito le piazze per una buona causa e in buona fede, sapranno fare lo stesso nel loro piccolo anche per qualcosa in più. Quella di domenica infatti, a differenza delle mobilitazioni civili degli anni settanta, di fatto non proponeva nulla, ed era estremamente comoda da accettare intellettualmente.
Uomini e donne, soprattutto loro, avranno ancora la voglia, non di scendere in piazza, ma di mobilitarsi e di convincere le loro amiche, purtroppo tante, restie alla discussione politica? Ci sarà la forza di confrontarsi senza dire “che palle” su temi politici veri, su proposte vere, che inevitabilmente ricreeranno differenze e richiederanno sforzi ben maggiori di una domenica in piazza?
Io sostengo da sempre un partito, quello radicale, che già trenta anni fa affidava la sua segreteria politica a donne (sono state ben quattro le segretarie nella storia radicale – quante negli altri partiti?), che ha nel simbolo il nome di una donna, e che in parlamento ha quasi lo stesso rapporto tra eletti femminili e maschili.
Ma i radicali sono anche sempre stati poco convinti di escamotage come le “quote rosa”, offensive verso le donne, ritenute incapaci di conquistarsi posti e rispettabilità; quote grazie alle quali le donne spesso finiscono per ricoprire ruoli da figurine di contorno alle ancora troppo poche colleghe che hanno veramente voglia di fare politica. E di donne che non si aggrappino alle quote la politica italiana avrebbe un gran bisogno.







Questo Articolo proviene da Simone Mariotti
http://www.simonemariotti.com

L'URL per questa storia è:
http://www.simonemariotti.com/modules.php?name=News&file=article&sid=400