Fermi e sereni grazie al traghetto della finanza globale

Pubblicato il 2 febbraio 2011 su La Voce di Romagna

di Simone Mariotti

Il mio lavoro consiste spesso in togliere delle certezze.
Le certezze in finanza sono roba pericolosa e chi ne ha troppe rischia molto più di quel che crede. Di qui il gravoso compito di chi deve spiegare lo stato delle cose al pubblico; gravoso perché se lo vuole fare onestamente senza creare false illusioni, allora il più delle volte crea quelle che a prima vista sono percepite come delusioni.
Oggi, allora, prendo spunto per alcune considerazioni dalle parole scritte nel suo report di fine anno da un grande gestore, a capo di una delle poche società di gestione indipendenti italiane (non faccio il nome perché la comunicazione è riservata). Dopo aver illustrato i risultati dell’ultimo trimestre, viene data un’informazione che da sempre è alla base del buon senso e che a sentirsela dire crea, appunto, delusione. Lo scrivevo già anni fa, senza che scoprissi nulla di nuovo, ma il “fastidio” nel lettore resta: “Un dato emerge con forza”, dice il gestore, “e vi risulterà forse sorprendente: i clienti che hanno ottenuto le performance migliori sono quelli che non hanno movimentato i portafogli e che hanno avuto un profilo di rischio più alto”.
Punto primo: anche avendo asset rischiosi, non inseguire i mercati e non movimentare troppo il portafoglio è una cosa buona, non è forse sempre l’ottimo, ma nella gran parte dei casi lo è. Proseguiamo.
Il gestore ammette di aver mancato un treno nella prima parte dell’anno…
“Dal febbraio 2010 abbiamo assunto un’impostazione di portafoglio che, semplificando, ha scelto di uscire dall’obbligazionario per investire su temi diversi. Tra i mercati azionari abbiamo privilegiato quello americano rispetto ai mercati emergenti. La scelta, piuttosto forte rispetto al consenso di mercato, ci ha penalizzati fino ad agosto - attirando anche critiche - poi ci ha premiati e continua a farlo in questo inizio d’anno. Questa netta inversione di tendenza ha esaltato la problematicità di fare un lavoro che spesso viene giudicato guardando ai mesi se non alle settimane e che per sua natura richiede invece tempo. È improbabile evolversi da bolliti a guru nell’arco di un trimestre”.
Già, da bolliti a guru in un trimestre è dura. E’ ancora la frenesia che gioca brutti scherzi. Era sbagliato continuare con questo gestore dopo un primo semestre non brillante? In questo caso sì, altre volte cambiare può essere giusto, se hai fortuna. Il fatto è che non si salta da un gestore all’altro, mai, se lo si è scelto con criterio di indipendenza ed efficienza e se è poco il tempo trascorso dall’inizio, altrimenti non sarete mai tra quei migliori clienti di cui sopra. Più avanti prosegue con alcune considerazioni sul futuro e sulle delusioni in arrivo: occhio!
“Anche se il calendario ci indica un nuovo anno, il trend dei mercati mondiali è lo stesso iniziato nell’agosto scorso e vede un riequilibrio di posizionamento tra azioni e obbligazioni sulla scia di una crescita economica e di tassi in rialzo. La nostra impressione è che questa situazione sia destinata a perdurare ancora per diversi mesi, forse per tutto l’anno. Poi si vedrà. Due preoccupazioni gravano sugli investimenti finanziari. La prima riguarda il problema dell’Euro, che registrerà attacchi speculativi fintanto che non sarà varata una politica fiscale comunitaria. Difficile pensare allo smantellamento della Moneta Unica, ma avremo periodi di panico finanziario/mediatico come ad aprile scorso. La seconda riguarda l’inflazione in Asia, giunta vicina alla soglia di sopportazione per governi politicamente molto sensibili su questa tema. Per il resto le cose vanno meglio di quanto molti avevano pronosticato - a volte molto meglio - e rimane ancora forte la necessità di un riposizionamento degli investitori ancora troppo investiti sul mercato del reddito fisso che produrrà molte delusioni, in particolare nel nostro Paese. Saranno diffusi i segni meno in un investimento da cui erroneamente non ci si aspettano rischi”.
Le previsioni sono fatte per essere smentite. Ma le ultime due frasi del nostro economista-gestore raccontano una storia che si sta già scrivendo da mesi e che è bene tenere in considerazione. I rischi, anche nell’investimento obbligazionario statale, ci sono e ci saranno sempre più in futuro a causa di una cosa che inizia a spaventare sul serio: il debito. Sino a oggi l’investimento in obbligazioni statali dell’aera euro era considerato il naturale porto di destinazione per l’investitore tranquillo. Per un po’ sarà ancora così, ma ci dobbiamo tutti abituare a ragionare con una prospettiva più globale anche nel variegato e più rassicurante universo obbligazionario. E acquistare anche obbligazioni asiatiche, per esempio, dovrà diventare naturale come investire in BTP, e questo, sembrerà strano, proprio per la nostra tranquillità finanziaria.







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