Pubblicato il 16 giugno 2010 su La Voce di Romagna
di Simone Mariotti
Faccio oggi una piccola digressione sull'editoria euforica,
quella che sforma libri ad hoc a seconda dei momenti, seguendo il trend rialzista
quando il mercato tira (qui troviamo i maggiori best seller), o cantando di
sventure infinite quando sul mercato piomba il pessimismo. Mi occupo qui solo
dei primi, molto più numerosi dei secondi e molto più divertenti
a farò un piccolo paragone tra presente e passato per scoprire che in
realtà poco è cambiato anche in questo settore, e che, parafrasando
il titolo di un vero grande libro dal titolo ironico, This Time is Different
(Reinhart, Rogoff, 2008 - che ci spiegano che in realtà non è
mai diverso nulla nella storia delle crisi finanziarie), anche questa volta
non è stato diverso.
Nel 1929, poco prima che scoppiasse la grande bolla azionaria, un professore
della Ohio State University, Charles Amos Dice, fu uno dei grandi accademici
euforici sostenitori del mercato rialzista. Dice ebbe lo straordinario tempismo
di pubblicare al culmine massimo del mercato rialzista degli anni venti un libro
intitolato "New Levels in the Stock Market" in cui spiegava
perché le prospettive dell'economia americana non erano mai state così
buone. Parlando dei grandi economisti e finanzieri alla guida del mercato Dice
era ammirato da:
"...la loro visione del futuro, la speranza e l'ottimismo
sconfinati che essi mostravano. Non sono entrati nel mercato ostacolati dalla
pesante armatura della tradizione. Guidato da questi potenti cavalieri dell'industria
automobilistica, dell'industria dell'acciaio, della radio… a cui si sono
uniti, disperati, molti operatori professionisti, che, dopo esser rimasti a
lungo vestiti di sacco e col capo cosparso di cenere, hanno finalmente avuto
l'intuizione del progresso, il mercato di Coolidge (era il presidente degli
USA di allora, nda) ha iniziato la sua marcia in avanti come le falangi
di Ciro, parasanga dopo parasanga (si tratta di un'antica misura persiana
che corrisponde a circa 6 Km, nda), giorno dopo giorno...".
Sappiamo bene quel che è successo, e non sto a ripetere
la storia. Voglio invece ricordare alcuni libri "positivi" che fecero
da cornice al grande mercato azionario fine millennio e alla bolla tecnologica.
Uno dei più spudorati si intitolava Dow 36.000: The New Strategy
for Profiting from the Coming Rise in the Stock Market, di James K. Glassman
e Kevin A. Hassett (1999), uscio al tempo in cui l'indice Dow Jones superò
per la prima volta quota 10.000, in cui gli autori teorizzavano lo stesso indice
a 36.000 nel giro di pochi anni. Di lì a poco uscì anche Dow
40.000: Strategies for Profiting from the Greatest Bull Market in History
di David Elias, in cui per raggiungere la più elevata quota di 40.000
si sarebbe dovuto attendere il 2016 (con una crescita, dal '99, del 9% all'anno!).
Poi fu la volta di Charles Kadlee con il suo Dow 100.000: Fact or Fiction.
Non ho letto il libro, ma il titolo mi sembra il più appropriato.
Sogni? Follie del '29 e della bolla del 2000 oramai tramontate? Beh, provate
a dare un'occhiata a quanto apparso sul sito soldionline.it esattamente 5 anni
fa, il 6 giugno 2005:
"SUPER-BOOM 2005-2010: DOW A 20MILA, NASDAQ A 13MILA".
Secondo Donald H. Rowe, presidente del consiglio di amministrazione di Carnegie
Asset Management, una delle più rispettabili società di gestione
statunitensi ed editore del "The Wall Street Digest" (uno dei servizi
di consulenza di maggior successo negli USA, arrivato al ventinovesimo anno
di pubblicazione), siamo solo all'inizio del più grande Bull Market della
storia. Gli americani sono sul punto di raddoppiare se non triplicare la loro
ricchezza da qui al 2010 e la liquidità record, le sottovalutazioni di
Borsa e i profitti delle multinazionali guideranno i prezzi delle azioni verso
continui record fino a quota 20.000 di Dow Jones e 13.000 di Nasdaq. (+91% per
il Dow e + 528% per il Nasdaq rispetto ai valori del 7 giugno 2005; n.d.a.)
Il nuovo Boom economico sarà globale con Cina, India e Giappone e soprattutto
Stati Uniti protagonisti, mentre si consiglia di non puntare sull'Europa. Le
multinazionali americane hanno raggiunto il record di 1270 miliardi di dollari
in asset liquidi di cui 669,9 miliardi sono utili conseguiti all'estero e ivi
depositati; di questi ben oltre 500 miliardi si apprestano a rientrare negli
USA, dopo che il Congresso nell'ottobre 2004 ha votato una nuova legge che prevede
un'aliquota di tassazione di solo il 5,25% (invece che il 35%) per gli utili
rimpatriati che verranno utilizzati per nuovi investimenti, effettuare buy back,
pagare extra-dividendi, acquisire nuove società, ripianare i debiti e
tutto quanto favorirà la crescita economica, l'occupazione e il mercato
borsistico. Rowe nota che per la prima volta in oltre 28 anni di consulenza
tutti i suoi indicatori sono ora simultaneamente e straordinariamente bullish.
Che Rowe sia la reincarnazione del Professor Charles Amos Dice,
quello delle parasanghe, il "grande eroe" del '29? Probabilmente sì,
perché nei 5 anni da lui previsti che sono appena "scaduti"
c'è stata la più pesante crisi dai tempi di Dice, e il "povero"
indice Nasdaq, da lui "visto" a 13.000, è poco sopra 2000,
mentre il Dow Jones, dovrebbe raddoppiare per arrivare al valore sperato da
Rowe.
"Ma sai com'è", dirà qualcuno domani, "per me,
questa volta è diverso".