Intervista a Simone Mariotti
di Salvatore Gaziano
Pubblicato su www.moneyreport.it il 9 giugno 2010 
Agli inizi del 2000 uno degli economisti più lucidi
del recente passato, Galbraith, pubblicò un saggio molto attuale. A partire
dal titolo: L'economia della truffa.
Armato della consueta forza provocatoria e ironica, John Kenneth Galbraith capovolgeva
in questo libro il mito dell'economia politica americana, facendo luce su un
sistema completamente assoggettato alle regole delle grandi corporation e della
speculazione. Un mondo che distorce a suo piacimento la verità, dando
vita a miti e leggende e dove la speculazione e l'avidità diventano supreme
forme d'ingegno.
Un libro che raccontava l'ingresso del mondo moderno nell'era dei grandi crack,
delle crisi economiche, degli scandali finanziari e delle grandi corporation
(ora il "contagio" si è allargato alle banche e addirittura
agli Stati sovrani) in stato quasi permanente ed effettivo. Vi era quasi un
paradosso nella tesi di Galbraith: il sistema economico internazionale è
entrato nell'epoca della "frode innocente". L'inganno e il falso sono
accettati sia da chi li compie (società, banche, stati sovrani) sia da
chi li subisce (il risparmiatore), perché ormai endemici al nostro tessuto
sociale.
C'era tanta provocazione nella tesi di questa economista spesso controcorrente
(scomparso nel 2006 alla veneranda età di 97 anni) ma anche un fondo
di verità per quanto sgradevole. Come una delle sue citazioni più
antipatiche: "il mercato va sempre avanti per conto suo, impegnandosi come
ogni buon mercato a dividere il denaro degli imbecilli".
Mi sono venute in mente le riflessioni e le tesi di Galbraith leggendo il gustoso
abbecedario scritto da un promotore finanziario molto preparato, Simone Mariotti.
Riminese, classe 1970, in forza come promotore presso Sanpaolo Invest, laureato
in Economia e Commercio, alcuni anni fa aveva scritto un libro veramente istruttivo
(L'investitore libero, Maggioli Editore). Ora torna a pubblicare un
altro libro, ma questa volta in formato electronic book (eBook) per
Simonelli Editore (e acquistabile presso il sito www.ebooksitalia.com).
E il soggetto è "cattivo" perché vuole
analizzare il masochismo degli italiani nella gestione dei propri investimenti.
Si intitola L'Abc... per perdere il vostro denaro e con tono fra il
serio e il faceto, il provocatorio e il dissacratore prova ad affrontare il
tema della gestione dei risparmi da un'altra prospettiva.
Tanti vogliono spiegare come si diventa ricchi, Mariotti racconta
le migliori strategie per fare l'opposto. Ovvero come perdere soldi. Dal multilevel
marketing ai metalli preziosi, dai prodotti a capitale "garantito"
alle gestioni "Vip"; dalle azioni che "nel lungo termine possono
solo salire" ai nuovi (e sottolinea la parola Nuovi) fondi specializzati
dell'ultima generazione, dall'analisi tecnica dalle previsioni "quasi certe"
agli economisti e analisti guru, dalla presunta supremazia dell'investimento
negli immobili a prodotti postali, dai pac ai pacchi.
Il libro è diviso per argomenti che seguono le lettere
dell'alfabeto. Una chiave ironica che comunque aiuta a vedere i vari aspetti
dei mercati sotto diverse angolazioni. L'autore stesso afferma che se fosse
voluto entrare più profondamente nel merito della questione, scrivendo
di risparmio e investimenti, sarebbe stato più appropriato iniziare con
le parole di uno dei più grandi filosofi del '900, Hans Gadamer, che
nella sua opera principale Verità e metodo, scrisse:
"È più difficile porre domande che offrire risposte perché
per essere capaci di domandare bisogna voler sapere ed essere convinti di non
sapere, il domandare è piuttosto un patire che un agire, l'arte del domandare
è l'arte del domandare ancora, ossia l'arte stessa del pensare".
"Ho provato allora a elencare i più diffusi tra gli errori",
racconta Mariotti nel prologo del libro, "i miti e le curiosità
che caratterizzano così spesso l'atteggiamento di chi si trova a dover
gestire i propri risparmi, mettendomi per questa volta nei panni di un folle
intento a proporre qualcosa che va contro il normale buon senso e cioè,
appunto, come perdere meglio piuttosto che guadagnare".
Insomma un compendio su come evitare alcuni ricorrenti errori
e saltare gli ostacoli che si possono incontrare quando si tratta di dover gestire
le proprie risorse finanziarie. Argomenti su cui vale la pena ("nessuno
nasce imparato" diceva il grande Totò) focalizzare l'attenzione,
come cerchiamo di fare in questa intervista a ruota libera con Simone Mariotti
sugli argomenti affrontati in questo libro che sono in parte anche quelli dell'inchiesta
di copertina di questo mese di MoneyReport (vedi articoli precedenti dedicati
ai bond argentini con le opinioni di Beppe Scienza e dell'avvocato "castiga-banche"
Roberto Vassalle o la storia incredibile di Jackfly) ovvero le "trappole
per i risparmiatori". Ma anche (e sempre più) per gli addetti ai
lavori.
L'intervista a Simone Mariotti
Salvatore Gaziano: Anni fa Galbraith aveva scritto
un saggio piuttosto profetico intitolato "L'economia della truffa".
Ci aveva visto giusto o da risparmiatori beffati si definiscono anche "truffa"
i propri errori per non ammettere alcuna propria responsabilità e dare
sempre la colpa a qualcun altro?
Simone Mariotti: Il mondo delle banche non è stato costruito da santi
e benefattori, ma lo spettro del complotto e della finanza sempre e comunque
malvagia è troppo presente, e pochi, a dire invero, ne sono immuni. Il
fatto è che il "risparmiatore comune" è un animale dalla
memoria molto a breve termine, che continua a compiere gli stessi errori banali,
dimenticando che spesso potrebbe avere lui il coltello dalla parte del manico.
Invece grida alla truffa, che esiste, ma non è l'aspetto chiave nel rapporto
banca-risparmiatore.
SG: Nel tuo libro non sei tenero con i vizi, i difetti
e gli errori di molti risparmiatori. Fra i tuoi clienti qualcuno si è
lamentato di questo quadro desolante che hai fornito? E la rete di vendita per
cui lavori?
SM: La cosa divertente è che, tra i miei clienti e conoscenti che lo
hanno letto, la domanda che mi hanno rivolto più spesso è: "ma
ti stavi riferendo a me?". Qualcuno ha fatto le crocette su tutte le lettere
per vedere cosa aveva evitato… ma nessuno si è lamentato perché
il messaggio di fondo è ottimistico: il quadro è desolante solo
se vuoi competere con i big agendo come loro. Invece bisogna fare un po' come
nelle arti marziali: imparare a sfruttare la forza dell'avversario, e anche
se è molto più grosso di te, lo puoi stendere facilmente. E per
farlo le regole da seguire non sono poi così tante.
SG: Nel tuo libro cerchi di demolire la presunta competenza
degli esperti, economisti o degli analisti tecnici o fondamentali. Ma nonostante
evidenti prove provate che siamo a che fare con un mare di ciarlatani evidentemente
il loro fascino è senza tempo e tutto sommato inossidabile. Che cosa
rispondi a chi ti chiede, nonostante abbia letto il tuo libro, che cosa pensi
dei mercati e quali sono le tue previsioni di breve?
SM: Questa appunto è una delle regole che è più facile
disattendere: non si fanno domande la cui risposta corretta presuppone la conoscenza
sul futuro, mai. Gli economisti non sono degli idioti, e fanno altro, e i più
seri non ti diranno mai dove andrà il mercato tra sei mesi. Nessuno si
è mai ripetuto con costanza in questo giochetto, e approcciarsi al mercato
solo con stime di rendimento è uno dei modi migliori per restare delusi.
Ma questo al cliente non piace. I più giovani è più facile
che lo accettino, i più anziani invece quasi ti considerano un incompetente
se non sai fare l'indovino.
SG: Non credi però che tutta questa aurea di
"scienza" e "previsioni" sia funzionale al settore. Senza
tutta questa "liturgia" come si potrebbe convincere il comune risparmiatore
ad affidare i soldi agli esperti?
SM: Su questo non c'è dubbio, basta vedere il tipo di pubblicità
che le società di gestione fanno sui fondi e nelle presentazioni aziendali,
sempre incentrate soprattutto sulla performance (a breve) precedente, a volte
in modo spudorato. E i destinatari di quel messaggio non sono tanto i risparmiatori,
ma soprattutto gli addetti ai lavori che quei fondi devono collocare. Il che
significa che purtroppo quello è un condizionamento che funziona, anche
per i professionisti. Ma per convincere un risparmiatore a investire con un
gestore si può e deve fare molto altro, spiegare l'approccio generale,
e se il cliente è disposto ad ascoltare (cosa non scontata) lo capisce
e lo apprezza più della pubblicità del fondo di turno a 5 stelle.
SG: Nel libro spieghi provocatoriamente i migliori
metodi per perdere soldi. Puoi fornici un campionario di quelli che ritieni
i migliori modi per bruciare il proprio patrimonio?
SM: Il primo lo si ha dalla raccolta delle società di gestione sui fondi
azionari: tutti comprano ai massimi e vendono ai minimi; era così 20
anni fa è così oggi, un vero classico intramontabile. Poi l'auto-convincersi
che "tanto non succede", e il confondere il poco probabile con l'impossibile.
Poi, il fissarsi sull'idea che ci sono forme d'investimento che sono sempre
migliori di altre, per esempio gli immobili, ignorando poi che in Italia ci
sono decine di migliaia di famiglie vittima di un fallimento immobiliare, che
per loro ha avuto effetti ben più devastanti di quelli provocati mediamente
ai titolari di bond Parmalat o Argentina.
SG: Mi racconti del risparmiatore più masochista
che hai mai incontrato?
SM: Teoricamente (perchè le cifre erano modeste) fu una ragazza che a
fine 2008, nel pieno della più grave crisi bancaria degli ultimi decenni,
con i grandi istituti che stavano per saltare, disse che non si fidava più
di nessuno e avrebbe comperato solo obbligazioni della sua banca: roba da sindrome
di Stoccolma. Molto peggio è andata a un'altro che ha venduto, come tanti,
le sue azioni in forte perdita a fine 2002 per acquistare degli immobili, già
abbastanza cari.
SG: Come ti sembra cambiato il risparmiatore medio
in questi anni? In cosa è migliorato e in cosa ti sembra ancora troppo
"condizionato" e incline a ripetere vecchi errori e vizi?
SM: Si è un po' abituato alle crisi e in parte le gestisce meglio, forse
per rassegnazione; ma di fondo poco è cambiato e mi ritrovo a spiegare
le stesse cose anche dopo anni e anni.
SG: E del parere di un esperto che più ti ha
fatto ridere, vedendo poi come sono andati i mercati? La balla finanziaria più
spassosa che hai sentito e poi hai visto miseramente afflosciarsi…
SM: Forse è sull'analisi tecnica. Nel mio precedente libro, L'investitore
libero la chiamai la "madre di tutte le analisi tecniche", apparve
sul Sole24Ore a fine agosto 2002, e prevedeva un rialzo generale e tutti gli
indicatori in recupero e si chiudeva con e le parole: "sono del tutto scomparse
le azioni con attese negative [… ]la ripresa sta interessando più
o meno tutti i settori e l'attuale rialzo ha delle solide fondamenta per confermarsi
nel tempo". Ma i successivi 40 giorni furono tra i più neri nella
storia della borsa italiana e il Mib30 precipitò di oltre il 20% e le
borse di tutto il mondo arretrarono ai livelli di 5 anni prima.
SG: Se dovessi fornire una classifica degli errori
più comuni realizzati dai risparmiatori quali metteresti?
SM: Il non riuscire a staccarsi dalle banche. La frase di quella ragazza di
cui sopra non è patrimonio solo suo. Tutti ritengono oltretutto che in
Italia nessuna mai fallirà. Ma prima o poi una banca fallirà e
per difendersi si dirà: "Come facevo a saperlo? Non era mai successo!"
Poi l'incoerenza e l'incapacità ancora oggi di capire i benefici della
diversificazione.
SG: E qual è secondo il più grave?
SM: La pigrizia con cui si bevono la frottola che la finanza è complicatissima
e incomprensibile
SG: "Questa volta è diverso". Cosa
ti fa venire in mente questa frase?
SM: Che non lo è quasi mai.
SG: Z come Zavorrati scrivi nel tuo abbecedario. Chi
sono gli zavorrati e come lo si diventa?
SM: Sono quelli che vogliono la botte piena e la moglie ubriaca. Per esempio
quelli terrorizzati dai mercati che si riempiono di prodotti a capitale garantito
(nel 99% dei casi inutili e costosi), di polizze finanziarie o obbligazioni
strutturate astruse. Tutte esche per i pesci. La semplicità premia sempre.
SG: Qual è il consiglio che dai più spesso
ai tuoi clienti e che rimane spesso inascoltato? E quello che in questi anni
si è rivelato più azzeccato?
SM: Quello che do più spesso è di non investire mai pensando a
quanto può rendere, ma a quanto si può rischiare. E a non pensare
che ci siano investimenti che vanno bene per tutti. Il più azzeccato?
Il continuare a pensare che di Cigni neri ve ne siano più di quanto si
creda e quindi non comperare mai un singolo titolo azionario o obbligazionario,
ma solo panieri. Regola che ho sempre seguito anche per me stesso.
SG: C'è qualcosa di cui devi fare "mea
culpa"? Un consiglio che oggi non daresti più?
SM: Sì, tanti, anche veniali, nessuno è puro al 100%. E comunque
si pecca sempre un po' di presunzione, e a volte lo devi essere per forza maggiore
per non perdere un cliente, per via della sua ignoranza. Un errore fu certamente
quello di essermi un po' illuso anche io che le cose a fine anni novanta potessero
durare. Si ragionava sempre di lungo periodo, ma con aspettative di rendimento
illusorie, anche se non sono mai stato un amante del rischio eccessivo.
SG: Un risparmiatore che si rivolge a un promotore
finanziario come può capire se ha di fronte un professionista serio o
un piazzista appioppa-prodotti?
SM: Purtroppo se sei ignorante è molto difficile capirlo, anzi impossibile.
Il consiglio più spassionato è quello di fare un piccolo sforzo
di educazione. Ho scritto L'ABC… e L'investitore libero proprio per questo.
Ma se non si conosce un po' la materia (basta l'abc appunto), qualsiasi cosa
io vi dica vi può essere rigirata come una frittata da un buon venditore
senza che ve ne accorgiate. Al limite, come regola base, è bene diffidare
di chi è troppo sicuro di sé e di quel che vi proporne. La finanza
è il regno dell'incerto.
SG: Come è la vita del promotore finanziario
? I dati dicono che è una professione in forte crisi di vocazione, fatturato
e iscritti.
SM: Purtroppo è vero. E' un settore in contrazione, ed è paradossalmente
un anello debole del sistema. Dico paradossalmente perché a proposito
di quel che mi chiedevi prima, un po' più di educazione servirebbe soprattutto
per difendersi dagli sportelli bancari. E' vero che i promotori sono in conflitto
di interessi e anche loro hanno i budget, ma mai quanto i bancari. I promotori
sono pur sempre dei soggetti liberi, e che non vivono di uno stipendio fisso
come il dipendente che deve obbedire agli ordini, ma dal mantenimento della
soddisfazione del cliente. Nei promotori è in atto una forse selezione
fatta però non sulla qualità, ma sulla quantità, perche
i margini sono diventati sempre più ristretti e sia le piccole sim che
i piccoli promotori sono destinati a sparire. Questo perche i clienti continuano
a preferire le "odiate" banche. Ma questo vale anche per i nuovi consulenti
indipendenti.
SG: Hai mai pensato di diventare consulente finanziario
indipendente? Cosa ti convince (o meno) di questa nuova professione? E della
tua attuale?
SM: No, francamente non ci credo molto per due motivi. Primo, le masse necessarie
per svolgere la professione la faranno restare una cosa molto di nicchia e legata
ancora a grandi capacità commerciali e di relazione più che di
reali capacità tecniche, e se sei un buon venditore puoi venderti come
consulente e dire un sacco di baggianate, se l'interlocutore non ha la capacità
di ascolto. E allora proporre un etf obbligazionario e una parcella dello 0,5,
è come fare un fondo che costa lo 0,6 gestito da un gestore indipendente.
Io preferisco quest'ultimo.
Secondo, per tantissime persone è ancora fondamentale la gestione diretta
del denaro, almeno sino a quando un cliente non sarà in grado di fare
da solo tutto on line, e forse neanche allora. Poter discutere di un portafoglio
e poi poter anche dare esecuzione alle operazioni e controllare tutto il processo
(e avere la tutela, per il cliente, di una Sim che risponde dell'operato del
promotore) è un aspetto fondamentale del mio lavoro, spesso sottovalutato.
Per me l'ideale sarebbe una Sim con sufficienti masse da stare in piedi solo
collocando prodotti di gestori indipendenti. In termini di masse siamo lontani,
eppure basterebbe che solo il 10% dei clienti lasciasse le banche, e sarebbero
i primi ad avvantaggiarsene. Ma lo potrebbero fare solo se ne fossero consapevoli.
Torniamo sempre lì: è l'ABC culturale che manca.
