Tre sassolini per non perdersi in finanza

Pubblicato il 6 gennaio 2010 su La Voce di Romagna

di Simone Mariotti

Per iniziare meglio il 2010, quest'anno non farò il solito elenco di previsioni sballate. Abbiamo oramai appurato da tempo che per ogni espertone che sostiene una tesi ve n'è uno che afferma il contrario e alla fine avremo illustri nomi sia da una parte che dall'altra. Oltretutto il 2009 non ha riservato molte new entry nel giro delle previsioni; si sono solo invertite le parti perché quasi tutti quelli che erano pessimisti per il 2008 (celebrati per il loro acume) sono rimasti tali anche nel 2009 (l'anno del più veloce recupero di borsa dal 1931), e viceversa; gli ottimisti finiti sotto accusa prima, hanno "visto giusto" poi. Il bello è che sono ancora tutti sullo stesso fronte e magari il verdetto si capovolgerà ancora. Sto molto semplificando ovviamente, ma pressappoco è così.
Lasciati gli indovini al loro macabro destino, vediamo come iniziare l'anno imparando qualcosa di utile. Ecco tre sassolini per non perdersi in finanza.

Il primo lo prendo a prestito dal mio collega Salvatore Gaziano, giornalista, consulente finanziario e ideatore del sito indipendente BorsaExpert.it (tra l'altro Gaziano ha da poco dato alle stampe un librettino interessantissimo, Very Millionaire, una serie di brevi biografie dei grandi uomini di successo), ed è un pezzo di intervista che un paio di mesi fa lui fece a un brillante investitore di successo, uno dei migliori degli ultimi 20 anni, autore anche di un recente bestseller Ma gli scimpanzé sognano la pensione? Come diventare molto ricchi(o almeno essere felici). Stiamo parlando dell'israeliano Jacob Burak, ex gestore del fondo di investimento Evergreen. Tra le varie domande dell'intervista, ne ho scelte due che sottolineano concetti su cui spesso mi sono soffermato anche io:

Lei ha dichiarato che troppe informazioni finanziarie distruggono i nostri investimenti, perché?
"Lo dimostrano le ricerche scientifiche. Paul Andreassen, psicologo del Mit, ha diviso un gruppo di studenti in economia, tutti con buona esperienza di Borsa, in due gruppi. Il primo poteva vedere solo la variazione di prezzo delle azioni. Il secondo era esposto a un flusso continuo di informazioni e commenti finanziari che spiegavano nel dettaglio le fluttuazioni di mercato. Risultato: il primo gruppo ha fatto investimenti migliori, perché non era distratto. Morale: la sovraesposizione alle informazioni crea una mancanza di attenzione. Invece di focalizzarsi sulla variabile più importante, che è la variazione del prezzo di un'azione, il gruppo che poteva leggere tutte le notizie agiva e si muoveva seguendo pettegolezzi e gossip. E, muovendosi troppo, sbagliava".
L'eccessivo attivismo quindi fa male ai nostri investimenti?
"Sì. La Borsa punisce chi fa troppa attività. Più precisamente: l'attività eccessiva è il modo più sicuro per danneggiare i risultati. Dietro a questo comportamento c'è un'eccessiva sicurezza in se stessi e un eccessivo ottimismo. Il fenomeno, noto come l'illusione della conoscenza, è basato sulla credenza errata che la fondatezza di una previsione o di una strategia aumenta in proporzione diretta alla quantità di informazioni disponibili. Così i membri del gruppo che potevano disporre di più informazioni erano più attivi: consultavano più fonti, compravano e vendevano in continuazione, e sbagliavano di più".

Il secondo sassolino che vi lancio arriva dal sito lavoce.info ed è tratto da un contributo di Federico de Vita del settembre scorso. Lo riporto adesso perché sembra che da questo punto di vista poco sia cambiato, specialmente con la ripresa in corso; eppure gli investitori dovrebbero prestare attenzione a quella misura di rischio detta Var, ancora troppo ottimisticamente diffusa nel sistema bancario, dove spesso è usata per la valutazione della rischiosità di un investimento per il piccolo investitore. Il Var offre un'idea, ma non va presa come una verità assoluta. Ma sentiamo De Vita:
"Più avanti nella crisi, ha giocato un ruolo fondamentale il VaR: una misura della perdita massima possibile entro una data soglia probabilistica: ad esempio, nel 95 per cento dei casi non si perde più del 3 per cento. Questa misura, nelle sue innumerevoli varianti, è stata usata in modo estensivo nell'industria (e ancora viene usata, sorprendentemente) con risultati a dir poco disastrosi. Il calcolo del VaR presenta due tipi di problemi: da un lato è per sua natura inaffidabile dato che si cerca di dare un valore a una quantità di fatto non conoscibile; dall'altro nulla dice su cosa succede oltre la soglia data. Le dimensioni degli investimenti decise in base al VaR sono risultate inadeguate (troppo rischio sul tavolo) e le perdite conseguenti ingenti, compresi i fallimenti di banche d'affari".

Il terzo sassolino arriva dall'America, ed è un ammonimento a non mollare la guardia né ha sentirsi troppo sicuri di sé (la notizia la prendo dal Sole 24 Ore del 25 ottobre 2009, articolo di Marco Liera), perché è appurato che anche "le persone intelligenti fanno errori madornali quando si tratta di soldi", che è anche il titolo di un celebre libro. Uno psicologo, Stephen Greenspan, scrisse anni fa un altro libro di successo intitolato Gli annali della credulità in cui spiegava accuratamente perché tante persone restassero vittima di fenomeni in realtà illusori, come i miraggi di facili guadagni, e delle relative bolle di sapone successive. Ebbene, pur preparato e intelligente, lo psicologo è nella lista di quelli che hanno perso buona parte della propria fortuna (il 30% pare) nel crack di Madoff, che tanti allettava con lo specchietto di una straordinaria ed imbattibile costanza di rendimenti. Tanti appunto, compreso il nostro povero psicologo esperto in creduloni.







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