Pubblicato il 3 dicembre 2009 su Le Ragioni dell'Occidente
(supplemento mensile de La Voce di Romagna) a pagina 10, con il titolo
Parla un fedele
di Simone Mariotti
"Il fatto è che non c'è oggi più
alcun problema concernente l'economia, la moneta, il collegamento sociale del
nostro sviluppo con quello dei paesi poveri del mondo, la difesa, l'ecologia,
lo sviluppo scientifico e tecnologico, l'universalità della cultura,
non c'è, dico, grande problema che possa essere ancora affrontato seriamente
con criteri e con strumenti nazionali".
A parlare così fu Altiero Spinelli nel 1985, anni prima del trattato
di Maastricht, secoli prima dell'Euro, ere geologiche prima dell'Europa a 25
di oggi, e quello che Spinelli sosteneva era da lungo tempo il patrimonio del
Movimento Federalista Europeo da lui fondato negli anni quaranta assieme agli
altri illuminati che scrissero il Manifesto di Ventotene, Ernesto Rossi ed Eugenio
Colorni, e che ha rappresentato il seme politico da cui è germogliata
l'Europa Unita.
Quando ho letto la mail che mi indicava il tema per questo numero del nostro
mensile, non ho potuto che sorridere, anche se amaramente, perché dopo
un primo momento di ilarità ("Farrell sta delirando", mi son
detto), ho pensato che invece tante volte mi sono trovato di fronte a questo
tipo di critiche di stampo antieuropeista, quelle che vedono nel "dirigismo"
di Bruxelles una qualche forma di degenerazione. Farrell, per esempio, che ha
l'ossessione dei comunisti, ci vede nientemeno che un trionfo del pensiero gramsciano.
Questa volta i compagni si sentiranno onorati dalle sue parole.
Ma in questa provocazione (spero lo sia) qualcosa di vero c'è, e tocca
un problema reale, non c'entra Gramsci, ma il problema è reale. E' quella
subdola diffidenza verso l'Europa che è palese in tante persone per i
fatti più insignificanti, mentre si tendono a trascurare totalmente quelle
decisioni che stravolgono veramente la vita di milioni di persone, come le politiche
commerciali, la politica agricola, quella energetica, le regole sui mercati
finanziari e le riforme dei sistemi bancari, le politiche sulle produzioni alimentari,
la difesa europea.
In tutti questi campi le scelte europee sono state per una ragione o per l'altra,
discutibili, alcune politiche hanno fallito, su altre c'è un dibattito
acceso, ma non in Italia. In Italia si discute della terribile ingerenza europea
sul fatto del crocifisso, al nord al limite discutono delle quote latte.
Non vorrei scioccare Farrell e gli altri, ma vi ricordo che il nostro paese
non ha solo il crocifisso come problema europeo. Le infrazioni contestate all'Italia,
che vive da sempre al di fuori di ogni legalità, sono centinaia. L'Europa
è quindi centinaia di volte ingerente?
E se domani ci fosse un signore a Bruxelles che dicesse a un battaglione di
soldati italiani di andare in guerra e magari a morire per qualche missione
votata a Strasburgo? Ingerenza mostruosa e ignobile, si dirà! E se ci
imponessero di fare 4 indulti di fila perché le nostre carceri sono da
terzo mondo e l'Europa non può accettare di avere tra i suoi membri una
tale indegna situazione? Vedo rivolte popolari in agguato...
Cari signori, l'Europa ha tantissime pecche e alcune molto gravi, e ci vorranno
ancora decenni per migliorare la situazione. Ma non si potrà cambiare
di molto se non si otterrà al più presto una vera unione politica
e non solo economica, sul modello della federazione americana: ogni stato avrà
il suo sistema giudiziario, ma alcune importanti regole dovranno essere federali;
la difesa dovrà essere una e solo una; i vari capi di stato si dovranno
trasformare in governatori, con forti autonomie legislative, ma perderanno alcuni
importanti poteri, ecc. E ci saranno leggi che potranno avere un'origine statale
per cercare di scavalcare quelle federali e battaglie politiche da portare avanti
se ne varrà la pena, come avviene appunto nei grandi stati federali,
non solo negli USA, ma anche in quelli emergenti come l'India.
Certo, l'Europa ha una storia molto più complessa degli USA, ci sono
tante lingue e differenze culturali, e le autonomie locali dovranno essere maggiori.
Ma su tante questioni le differenze storiche e culturali non contano nulla,
vedi la difesa, vedi la sanità, vedi la politica economica, quella estera.
E' solo una questione di volontà e lungimiranza, e di presa di coscienza
di una cosa: a livello globale l'Europa sarà sempre più considerata
come una cosa sola e già teorizzano futuri G7 in cui gli attori saranno
USA, Cina, India, Russia, Giappone, Brasile e UE.
E noi che facciamo, restiamo a discutere sul crocifisso e a vedere ogni ingerenza
come frutto di politiche gramsciane? Buona fortuna.
Spinelli quelle parole che ho ricordato all'inizio le pronunciò al XXXI
congresso del Partito Radicale. In quel discorso aggiunse:
L'azione per la federazione europea è un'azione
cui partecipano forze di tutte le famiglie politiche europee, ma è radicata
culturalmente, è impiantata culturalmente nel modo di pensare radicale.
E non è un caso che quello che forse è il più importante
dei vostri maestri, che è Ernesto Rosi, sia stato anche uno di fondatori
del Movimento federalista europeo. Sappiate dunque assumere questa azione portando
in essa il vostro fervore e anche il vostro grano di follia
Quel grano di follia che continua a mancare alla classe politica
italiana.
Altiero Spinelli
Ernesto Rossi
Eugenio Colorni
Il Manifesto di Ventotene