Pubblicato il 15 marzo 2004 su La Voce di Romagna
in prima pagina
di Simone Mariotti
Perché in questo Paese, di qualunque argomento si discuta,
in qualunque ambito, prevale sempre e comunque la logica della protezione paternalistica
statale, che deve ossessivamente regolamentare tutto e coccolare il povero cittadino
fino a farlo rincitrullire, senza che si provi mai a perseguire la ricerca di
altro, che stimoli l'indipendenza e la capacità di giudizio individuale?
Stiamo assistendo ad un progressivo evolversi di norme che impongono asetticamente
cosa fare e cosa non fare per il nostro bene, dall'uso della marijuana, vergognosamente
proibita anche a quei malati gravi o terminali che ne trarrebbero prezioso giovamento,
alla "intelligente" proposta sulle mezze porzioni, alle inutili frasi
minatorie sui pacchetti di sigarette. Resto in paziente attesa del divieto per
i perizoma femminili, troppo lussuriosi ed immorali, e dell'obbligo di salutari
mutandoni ascellari per gli uomini. Dopodiché le vestali, gli scriba
e gli speziali di questo governo saranno soddisfatti.
Ed anche in tema di risparmio, non potendo far scrivere sui moduli bancari "IL
RISPARMIO PUÒ UCCIDERE", si sopperisce alla bisogna imponendo ai
vari intermediari di fornire allo sventurato cliente chili di documenti informativi
soporiferi ed incomprensibili, senza che si sia fatto nulla per stimolare ed
educare l'investitore non solo a leggerli, ma neanche ad aprirli. Eppure, un
minimo, ma veramente minimo sforzo di alfabetizzazione finanziaria, avrebbe
potuto contenere significativamente gli effetti sulla popolazione di tutti i
maggiori disastri finanziari accaduti.
Anche la recente campagna Patti Chiari è a dir poco coccodrillesca. Mentre
sugli scaffali delle banche i soliti inutili librettini informativi prendono
la polvere, dai banconi commerciali le "corazzate" continuano a sparare
a fuoco pieno. Infatti, proprio di questi tempi e come mai in passato, si pubblicano
sui giornali di settore le continue proteste dei dipendenti stremati dalle assillanti
richieste di vendita aggressiva che arrivano dai piani alti. Quegli stessi piani
dai quali si lanciano oggi "rivoluzionari principi di etica professionale".
Un paio di settimane fa alcune grandi banche e compagnie di assicurazione europee
riunite nell'European Financial Services Round Table, hanno esternato alcuni
"chiari intenti" per cercare di lasciarsi alla spalle un burrascoso
passato nei rapporti con i cittadini. Tra le originalissime idee partorite dal
summit notiamo: 1) un invito all'informazione efficiente e chiara nei confronti
dei clienti; 2) tempi appropriati per permettere al risparmiatore un giusto
periodo di riflessione; 3) possibilità di consulenza personalizzata;
4) flessibilità nei prodotti e costi accettabili.
E' già, tutto quello che le più semplici regole di onestà,
etica e professionalità avrebbero dovuto garantire da sempre nel sistema
bancario, così come in ogni altro campo. Quale innovazione! Ma non potevamo
aspettarci di più, né era in loro potere fare altro di meglio.
Da quando Didone mise nel sacco il Re della Iarba (l'attuale Tunisia), che aveva
accettato di cedergli tanta terra quanta ve ne fosse stata nella pelle di un
toro scuoiato, "norma" che lei interpretò a modo suo, tagliando
la pelle in sottilissime strisce in modo da abbracciare un'area sufficiente
per fondare la sua Cartagine, i furbi capaci di aggirare la legge ci sono sempre
stati e sempre ci saranno. Inoltre, e questo è forse l'elemento più
critico, qualunque regolamento che imponga un comportamento etico in una situazione
di totale asimmetria informativa, come in quella che in Italia caratterizza
il rapporto cliente-banca (asimmetria che si è voluto rimanesse tale
per 50 anni, deprimendo ogni stimolo all'accrescimento della cultura finanziaria
media), è destinata a fallire.
Anche perché i fattori da controllare non sono solo finanziari. Tanto
per dare un'idea di quello che accade nelle "stanze del potere", giorni
fa si leggeva di un gustoso caso giudiziario inglese con risvolti sessuali.
Pare che un ex-banchiere della banca d'investimento americana Goldman Sachs
avesse avuto una relazione cornificatoria con un'avvenente avvocatessa. E fin
qui nulla di strano. Fatto sta, che l'avvocatessa stesse in quel momento (siamo
nel 2000) lavorando per la tedesca Mannesman (proprietaria della nostra Omnitel)
contro la scalata che il colosso telefonico inglese Vodafone le stava sferrando.
Consulente di Vodafone in tutta la faccenda era proprio quella Goldman Sachs
guidata dal nostro amico dai bollenti spiriti. Insomma, i destini di una grande
compagnia telefonica inglese che alla fine ha comperato quella tedesca che a
sua volta aveva comperato una italiana, sono dipesi in parte dalle prestazioni
sessuali di un banchiere d'investimento di un altro paese ancora. Pensiamo forse
che una bella dichiarazione di intenti etici possa intercettare tutti "piselli
bollenti" che ci sono in giro prima che combinino un guaio?
Non è questa la strada da seguire, e la mania di prospetti informativi
biblici è un chiaro segnale di impotenza delle autorità, che vogliono
restare con la coscienza tranquilla. Faccio una proposta provocatoria per iniziare
a smuovere le acque: e se invece (o in aggiunta) dei prospetti, si obbligassero
banche e consulenti a consegnare, e far firmare, ai clienti un bel foglio bianco
con un'unica scritta ben evidenziata e accompagnata dal marchio dell'autorità
di vigilanza che dicesse: "IL RENDIMENTO DEI BOT ANNUALI NELL'ULTIMA ASTA
È STATO DEL X%; TUTTO CIÒ CHE OFFRE, O PUNTA AD OTTENERE, UN RENDIMENTO
SUPERIORE CONTIENE INEVITABILMENTE UN ELEMENTO DI RISCHIO; MAGGIORE È
LA DIFFERENZA MAGGIORE È IL RISCHIO, SENZA ECCEZIONI"?
Bisogna partire da regole semplici e stimolare un comportamento attivo da parte
di cittadini. Non ci sono altre via d'uscita. Italiani, ve ne dovete rendere
conto. Accidenti, stiamo parlando dei vostri soldi, quelli per cui lavorate,
con cui nutrite i vostri figli, con i quali vi sosterrete in vecchiaia; dovete
iniziare a imparare qualche cosa, perlomeno l'abc, anche se vi annoia, anche
se all'inizio richiede sforzo, è un vostro dovere. Tra i grandi Paesi
siamo quello la cui popolazione dedica meno ore all'anno alla cura dei propri
risparmi, e così non va, soprattutto quando prende piede con forza, come
accaduto ciclicamente in passato, l'idea ridicola che gestire il risparmio sia
un'attività pericolosa e improduttiva, quindi inutile.
Però, fino a quando sarà solo l'offerta bancaria tradizionale
a decidere come riempire la dispensa finanziaria del risparmiatore tutto il
resto resterà lettera morta o propaganda politica, come le penose giornate
del risparmio organizzate oggi da partitucoli e ministrucoli con l'occhio rivolto
solo ai sondaggi che li informano di quanti decimi di punto è cresciuta
la loro popolarità.
Anche l'immaginario collettivo degli interlocutori con cui parlare di soldi
va profondamente rivisto. Per esempio, c'è ancora troppa gente che, davanti
ad una proposta di investimento, sente il bisogno di parlarne con il suo commercialista.
Ed è un errore madornale, perché un commercialista, in quanto
tale, non ha assolutamente la competenza necessaria per consigliare alcunché,
semplicemente perché le basi della sua preparazione e del suo lavoro
sono tutt'altro, anche se lui è uno che "ha a che fare con i numeri".