Pubblicato il 7 febbraio 2004 su La Voce di Romagna
in prima pagina
di Simone Mariotti
"Volete prevenire i delitti? Fate che i lumi accompagnino
la libertà. I mali che nascono dalle cognizioni sono in ragione inversa
della loro diffusione, e i beni lo sono nella diretta"
(Cesare Beccaria, Dei delitti e delle pene, 1764)
Povero Beccaria, di qualunque reato si tratti, ancora non è
stata recepita sino in fondo la sua lezione, e ad oltre duecento anni dalla
sua opera c'è ancora chi non ha capito che è la certezza della
pena che conta e non la sua entità. Infatti, ghigliottina e lavori forzati
poco hanno potuto contro i criminali più efferati, più ricchi
e più abili ad entrare nelle molte tane offerte dai sistemi giudiziari.
Ora, anche le nuove norme di controllo sul risparmio hanno fatto sfoggio di
sé, elencando con orgoglio gli anni di galera che attendono, minacciosi
i futuri bancarottieri. Norme sacrosante, per carità, ed eventualmente
(nuovamente!) da riformare dopo un loro cattivo funzionamento, utili però
più a punire i malfattori, che a tutelare i risparmiatori.
Ancora una volta i provvedimenti vengono presi "a babbo morto". Così
il Patti Chiari dell'Abi, che oltre ad essere abbastanza inutile nella sua sostanza,
arriva un pochettino in ritardo; idem per la nuova riforma che, a sentir Tremonti,
avrebbe evitato ogni male del mondo. In realtà, già si è
fatto notare che la pena per l'innominabile reato di "Nocumento" non
sarebbe stata applicata ai casi Cirio, Giacomelli, Finmatica ed altri crack
minori. Mi vengono in mente le parole di Nixon quando, nel dicembre 1971, definì
lo Smithsonian Agreement "il più significativo accordo monetario
della storia mondiale", ma che in realtà si rivelò essere
solo un tentativo maldestro di salvare quel che restava del malandato sistema
valutario di Bretton Woods, affossato dallo stesso Nixon qualche mese prima
con l'annuncio della fine della convertibilità del dollaro in oro, e
che si sfasciò definitivamente appena 15 mesi dopo. Temo di fare una
facile profezia ipotizzando tra qualche anno, nuovi scandali e nuove annunciate
riforme delle autorità di controllo.
La legislazione americana prevedeva norme molto più severe della nostra,
ma ciò non ha impedito a migliaia di persone di finire sul lastrico.
I fatti recenti sono solo l'ultimo capitolo di una storia secolare.
"Crash Crash Crash". Così titolava il Boston Post il 18 ottobre
del 1907, anno che viene ricordato nella storia finanziaria americana come quello
del grande "Panico". Fu una crisi bancaria che portò quasi
al collasso del sistema creditizio e che venne risolta grazie all'energico ed
autorevole intervento di quello che probabilmente è stato il più
grande banchiere americano: John Pierpont Morgan. Dalla House of Morgan di New
York, forte della grande fiducia che Teddy Roosvelt riponeva in lui, orchestrò
gli altri banchieri riuscendo a garantire la necessaria liquidità sul
mercato e a placare la crisi. La colpa del trambusto fu data alla mancanza di
un'istituzione che regolasse e governasse il sistema bancario. Iniziò
allora l'iter che avrebbe portato nel 1913 alla creazione del Federal Reserve
System, al cui vertice oggi si trova Alan Greenspan.
L'idea che ci fosse una nuova autorità a difesa della finanza contribuì
alla generale sottovalutazione dei pericoli del mercato azionario che caratterizzò
il decennio successivo alla prima guerra mondiale. Gli investitori si lasciarono
trasportare dall'euforia dell'età del jazz (Fitzgerald descrisse la seconda
metà degli anni venti come l'orgia più cara della storia), ma
quando inizio il grande crollo nel 1929, ci si rese conto che la Federal Reserve
non aveva funzionato a dovere nel contenere l'operato delle banche. Così,
dopo il disastro, nel 1933 venne istituita la SEC (Security and Exchange Commission)
il cui scopo era ed è quello di vigilare sulle società quotate
in borsa; sempre nel '33, dopo la lunga catena di fallimenti bancari che aveva
colpito il sistema finanziario americano, venne istituita l'assicurazione federale
sui depositi bancari. Tuttavia l'esistenza della SEC, sebbene molto più
efficiente e rigorosa della nostra Consob, non ha impedito che nei decenni successivi
alla sua creazione si verificassero nel mercato episodi di varia nefandezza.
Se sono fresche nella memoria le grandi truffe di Enron e Worldcom, non si deve
andare troppo indietro negli anni per scoprire un clima poco francescano nella
Wall Street degli anni ottanta, in cui regnavano corruttori, speculatori e insider
di ogni sorta, da Michael Milken a Hanry Kravis, ed in cui fallirono, travolte
dagli scandali, banche storiche come la Drexel Burnham Lambert. Anche in Italia,
prima della nuova ondata di crisi, nei trent'anni che ci separano dall'istituzione
della Consob, non ci siamo fatti mancare perle di efficienza nei controlli come
dimostrano i casi Cultrera, Zoppi, Safa, Sgarlata, Mereta, Girardi, Italfin,
ecc.
Se si farà dipendere il recupero della fiducia su un'ennesima istituzione
che ancora una volta chiude la stalla quando i buoi sono già ben liberi
e lontani, la cui serratura inevitabilmente si romperà proprio mentre
nuovo bestiame avrà proliferato all'interno, che andremo poi a raccontare
ai risparmiatori "pelati" di domani? A proposito, nei prossimi 24
mesi andranno in scadenza obbligazioni per un quantitativo quattro volte superiore
a quello dell'ultimo anno. Occhio!
Nel pacchetto di riforme appena annunciato ci sono dei chiari segnali di propaganda.
Si saluta gioiosi alla nascita di un vago "sistema di indennizzo per i
risparmiatori truffati", che a molti cittadini sembrerà un provvedimento
più che dovuto; peccato però che non si faccia menzione di chi
si accollerà un tale rischio, praticamente non assicurabile, sottovalutando
inoltre lo sviluppo di situazioni di "moral hazard" (una sorta di
tentazione all'irresponsabilità nel comportamento di chi si sente protetto
in ultima istanza) che vizierebbe le scelte dei futuri piccoli investitori.
Per non parlare della norma falsamente protettiva che imporrà alle banche
di garantire la solvibilità delle aziende di cui collocano i bond, il
cui unico effetto, se non verrà modificata dal Parlamento, sarà
quello di amputare brutalmente il Paese di un importante strumento di finanziamento
e investimento. Si continua invece ad ignorare la via maestra dell'educazione
e della prevenzione. Non è così che si tutelano i risparmi.
Perché ci sono ancora così pochi italiani che hanno familiarità
con una cosa, dopo tutto più semplice del Totogol, come la scala del
Rating? Perché si ritengono ancora oggi le obbligazioni giudicate tripla
B- come "molto sicure", quando ci sono altri 9 livelli di per arrivare
a ciò che è definito finanziariamente di "massima sicurezza"?
Investire è una necessità per molte persone e non deve spaventare.
Sono secoli che disastri, boom, scandali e opportunità si alternano con
regolarità, riuscendo sempre a soddisfare senza pericoli colui che viaggia
a "velocità moderata". L'importante è ricordare sempre
le parole del grande Mark Twain: "ci sono due periodi della vita di un
uomo durante i quali non deve speculare: quando non può permetterselo
e quando può".