Pubblicato il 19 luglio 2006 su La Voce di Romagna
in prima pagina
di Simone Mariotti
Lo aveva promesso ed ha onorevolmente mantenuto. Con un gesto
al cui solo pensiero le vaste schiere di figli di papà nostrani se la
farebbero addosso per due mesi filati, il secondo uomo più ricco del
mondo (dopo Bill Gates), ha donato in beneficenza (proprio alla fondazione di
Gates) oltre il 90% della sua fortuna, una fortuna che, è bene dirlo,
si era fatto tutto da solo ed in modo trasparentissimo: investendo sapientemente
in azioni e mantenendole in portafoglio per decenni, senza fare trading, senza
invischiarsi nelle mode finanziarie di turno (tecnologiche) senza perdere la
pazienza, mai.
Lui è Warren Buffett ed i poveri della terra una settimana fa hanno ricevuto
in dono qualcosa come 60 mila miliardi delle nostre vecchie lire, roba da rendere
invidiosa Padoa Shioppa che una cifra così fatica a cavarla dall'insieme
di tutti gli italiani.
E' una "restituzione alla società civile", come la chiama lui.
Il giornalista del Sole 24 Ore Mario Platero gli ha chiesto se si rendeva conto
che in Italia lo avrebbero preso per pazzo. "Le assicuro che il mio certificato
medico è perfetto", ha risposto laconico, ed ha proseguito,"non
credo nelle dinastie ereditarie, ma nella meritocrazia e nelle pari opportunità.
E garantire a chi ne avrebbe diritto per caso e per nascita una fortuna che
darebbe molto potere non mi sembra né giusto, né efficace"
(ora sappiamo perché Piersilvio e Marina in camera loro hanno un centro
per le freccette con la faccia di Buffett).
Il suo messaggio è semplice. Così come sarebbe semplice capire
che la tassa di successione, non solo ha un elevato valore civile e morale,
ma è un efficace bilanciamento anti rendita per la società.
Buffett infatti era alla testa di molti altri multimiliardari americani quando
tempo fa chiese al presidente Bush, che voleva accontentare i soliti ricconi
con l'eliminazione della tassa successoria, di mantenere, anzi aumentare, quell'imposta
ritenuta giusta.
La grande ricchezza da un certo punto in avanti non è più solo
frutto di abilità individuale, ma è dovuta ai vantaggi e a quelle
posizioni dominanti che la ricchezza stessa garantisce, specialmente se la si
eredita.
Si arriva ad un punto quindi in cui è doverosa una restituzione, dell'eccesso,
a quella società che ti ha permesso di diventare grande, in eccesso appunto,
e per aiutare chi non ha avuto le stesse opportunità. Discorsi da marziano,
caro Piersilvio, mi rendo conto.
I figli di Buffett si dovranno "accontentare" di qualche centinaio
di milioni di dollari, il resto in beneficenza, deposto nelle abili e sicurissime
mani di Bill e Melinda Gates, altri due coniugi che del loro patrimonio smisurato,
hanno deciso di far un "buon" uso.
La storia del "Guru di Omaha", come è definito Buffett, è
divertente sotto molteplici aspetti. Considerato un tirchio troppo scrupoloso
(ha avuto migliaia di miliardi, ma viveva con lo stipendio che si era dato,
circa 100 mila dollari all'anno, in una villa più piccola di quella di
Valentini a Rimini), ha fatto il gesto più generoso della storia.
Ed è ironico che la grande ricchezza di Buffett sia stata accumulata
attraverso l'investimento azionario in grandi compagnie multinazionali, come
la Coca Cola, la Gillette, l'American Express spesso accusate da quei grulli
dei no global (gente senza cervello nelle parole di Paul Krugman, che tra gli
economisti è il nemico numero uno di Bush) di massacrare il mondo, ma
che alla fine hanno prodotto tanta ricchezza come non mai proprio per i bisognosi
dell'Africa.
Era allora necessaria tutta quella la sbobba berlusconiana sulla tassa di successione
di Prodi? Quella litania sui patrimoni rubati ai figli? Il centro sinistra aveva
già ridotto al lumicino la tassa di successione ponendo una franchigia
di esenzione totale per coniuge e figli sino a 180.000 euro a erede in linea
retta, oltre quella soglia il 4%. Spero tanto il professore la reintrodurrà
come promesso per i grandi patrimoni, quelli sopra il milione di euro.
Se riferita all'Italia poi, l'eliminazione della tassa è ancora più
ingiusta se si considera che le grandi ricchezze sono state create soprattutto
con speculazioni immobiliari non proprio limpide negli anni "d'oro",
quelli delle mille "mani sulle città" per intenderci, e Rimini
non è certo un'eccezione.
Non è strano che nel paese degli sporchi yankee i miliardari chiedano
che i loro figli paghino le tasse sulle eredità. Lì non ci sono
troppe rendite, le liberalizzazioni sono state già tutte liberalizzate.
Di privilegi ne restano pochi al nostro confronto, e di coperture sociali ne
hanno molte più di noi, ed una previdenza molto più solida. Noi
però non abbiamo più la tassa di successione: grazie Silvio!